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LE NOVITÀ FISCALI DI GENNAIO 2010

15/02/2010

La presente circolare illustra le principali novità fiscali di interesse per le imprese relative al mese di gennaio 2010.

IRES

1.      Cumulabilità detrazione 55% (Ris. 3/E);
2.      Credito d’imposta investimenti - Omesso o tardivo invio modello CVS (Circ. 55/E);
3.      Riapertura termini per lo scudo fiscale (Circ. 3/E);
 
SOSTITUTI D’IMPOSTA
4.      Determinazione del TFR (Cass. Sent. 110/10);
IVA
5.      Grande distribuzione - Trasmissione telematica incassi giornalieri (Circ. 2/E);
6.      Locazione di posti barca (Ris. 1/E);
7.      Controllo preventivo delle compensazioni dei crediti (Circ. 1/E);
8.      VAT package - Luogo di prestazione di servizi (Circ. 58/E);
9.      Onere probatorio e fatture false (Cass. Sent. 27546/09 e 28057/09);
10.Rimborso d’imposta e registrazione della fattura (Cass. Sent. n. 21457/09);

VARIE
11.Convenzione Italia-Usa - Comunicato Affari Esteri;
12.Proroga di termini tributari (DL n. 194/09);
13.Accertamento - Verifica dei conti correnti bancari (Cass. Sent. n. 587/10);
14.Accertamento analitico e induttivo (Cass. Sent. n. 863/10).
 
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IRES

1.      Cumulabilità detrazione 55% (Ris. 3/E)
La detrazione d’imposta del 55%, prevista dalla legge n. 296/06 per gli interventi edilizi finalizzati al risparmio energetico, dal 2009 non è cumulabile con eventuali agevolazioni riconosciute per i medesimi interventi dalle regioni o dagli enti locali, prescindendo dalla forma delle agevolazioni (finanziamenti diretti, contributi in conto capitale o in conto interessi)
L’Agenzia delle Entrate ha dato tale risposta, di concerto con Ministero delle Sviluppo Economico (MISE) competente in materia di interventi per l’efficienza energetica, sulla base dell’interpretazione dell’art. 6, comma 3 del Dlgs 115/2008.
Tale norma prevede, a decorrere dal 1° gennaio 2009, la non cumulabilità degli incentivi statali per la promozione di efficienza energetica con ulteriori contributi comunitari, regionali o locali, ad eccezione della possibilità di cumulo con i certificati bianchi o altri eventuali incentivi di diversa natura nella misura massima individuata con appositi decreti emanati dal Ministero delle Sviluppo Economico (MISE), di concerto con il Ministero dell’Economia e Finanze.
 
2.      Credito d’imposta investimenti - Omesso o tardivo invio modello CVS (Circ. 55/E)
L’Agenzia delle Entrate ha invitato gli uffici locali a continuare il contenzioso avente ad oggetto la decadenza del credito di imposta per gli investimenti nelle aree svantaggiate, previsto dall’art. 8 della legge 388/2000, in caso di omesso o tardivo invio del modello (c.d. CVS) contenente i dati necessari al controllo sugli investimenti effettuati.
Secondo l’Agenzia, la Corte Costituzionale ha in diverse occasioni riconosciuto la legittimità dall’art. 62, comma 1, lett. a) della legge n. 289/2002 che ha introdotto l’obbligo di comunicazione dei dati relativi agli investimenti, perché “..la norma censurata non dispone per il passato, ma fissa per il futuro un obbligo di comunicazione di dati a pena di decadenza dal contributo, ..a nulla rilevando che tale decadenza abbia ad oggetto un contributo già conseguito” (cfr ordinanze n. 124/2006, n.180/2007, n. 185/2009). La decadenza dal contributo, quale sanzione per l’omissione di tale obbligo di comunicazione, è stata ritenuta legittima dalla Corte Suprema perché “.. diretta a garantire il rilevante interesse pubblico all’immediata disponibilità di dati non ricavabili dalle dichiarazioni fiscali, ma necessari allo svolgimento sia di uniformi ed organiche politiche di incentivazione, sia di più agevoli e solleciti controlli sulla spettanza del contributo”.
La Corte di Cassazione ha confermato (sentenze n. 3578/2009 e 19627/2009) che l’adempimento comunicativo è “.. condizione necessaria per acquisire il diritto al credito di imposta..”, mentre è irrilevante che sia stato adempiuto l’obbligo di indicazione del credito in dichiarazione (previsto dalla Legge n. 388/2000), perché tale ultimo adempimento è una “..condizione necessaria per farlo valere nel computo dell’imposta sui redditi”.
 
3.      Riapertura termini per lo scudo fiscale (Circ. 3/E)
L’Agenzia delle Entrate ha illustrato le modalità di riapertura dei termini per l’adesione allo scudo fiscale (art. 13-bis, DL n. 78/09), disposte con l’art. 1, commi 1, 2 e 3 del DL 194/2009.
Le operazioni di regolarizzazione interessano attività patrimoniali e finanziarie detenute all’estero a partire da una data non successiva al 31 dicembre 2008, che non siano state trasferite in Italia a partire dal 1° gennaio 2009. Le nuove operazioni di emersione devono concludersi tra il 30 dicembre 2009 e il 30 aprile 2010. In caso di cause ostative che impediscano l’effettivo rimpatrio o regolarizzazione, è possibile concludere tali operazioni entro il 31 dicembre 2010.
L’aliquota dell’imposta straordinaria per le operazioni di emersione effettuate entro il 28 febbraio è pari al 60% del rendimento presunto (2% per 5 anni): in sostanza si applica un’aliquota del 6% al capitale emerso, a fronte del 5% pagato per chi ha aderito entro i precedenti termini (15 dicembre 2009). Per le operazioni d’emersione effettuate entro il 30 aprile 2010 si applica un’aliquota del 7%.
Possono usufruire della scadenza del 31 dicembre 2010 anche coloro che avevano già aderito allo scudo fiscale ai sensi dall’art. 13-bis del DL 78/2009, presentando entro il 15 dicembre scorso all’intermediario la dichiarazione riservata e fornendo la provvista per il pagamento dell’imposta straordinaria, ma che non hanno completato entro tale data il rimpatrio o la regolarizzazione per cause non dipendenti dalla loro volontà.
La circolare ricorda inoltre che:
·        l’art.12 del DL n. 78/2009 ha introdotto la presunzione di legge secondo cui gli investimenti e le attività di natura finanziaria detenuti in Stati o territori a fiscalità privilegiata, in violazione degli obblighi sul monitoraggio fiscale, si considerano costituiti con redditi sottratti a tassazione in Italia. La presunzione non opera per le attività oggetto di emersione;
·        Il DL n. 194/09 ha raddoppiato i termini per gli accertamenti basati sulla presunzione citata. Gli accertamenti ai fini delle imposte sui redditi ed IVA, basati su tale presunzione, possono essere notificati fino all’ottavo anno successivo a quello in cui è stata presentata dichiarazione (fino al decimo anno successivo, se la dichiarazione è omessa).
 
SOSTITUTI D’IMPOSTA

4.      Determinazione del TFR (Cass. Sent. 110/10)
Gli incentivi all’esodo corrisposti dal datore di lavoro al lavoratore in occasione della cessazione anticipata del rapporto, in aggiunta alle spettanze di fine rapporto, costituiscono una controprestazione per ottenere il consenso del dipendente alla risoluzione anticipata, e vanno pertanto ad integrare il TFR.
Sulla base di tali considerazione, la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un contribuente che sosteneva la non imponibilità degli incentivi all’esodo, inquadrandoli tra le erogazioni liberali eccezionali e non ricorrenti, di cui all’art. 51, comma 2, lett. f) del TUIR (che non concorrono alla formazione del reddito imponibile del lavoratore).
Gli incentivi all’esodo devono, invece, essere inquadrati tra le indennità erogate a causa ed in dipendenza del rapporto di lavoro, da assoggettare, quindi, a tassazione.
 
IVA

5.      Grande distribuzione - Trasmissione telematica incassi giornalieri (Circ. 2/E)
L’art. 1, co. 429 e seguenti della Legge finanziaria 2005 (l. n. 311/2004) ha introdotto, per le imprese che operano nel settore della grande distribuzione, la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dell’ammontare complessivo dei corrispettivi giornalieri. Tale disciplina ha trovato attuazione con il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate dell’8 luglio 2005, sostituito poi dal Provvedimento del 12 marzo 2009. L’Agenzia delle Entrate ha fornito indicazioni su questo secondo Provvedimento.
Con riferimento all’ambito soggettivo di applicazione della misura, viene precisato che, con il nuovo Provvedimento, la facoltà di trasmissione telematica dei corrispettivi viene estesa anche alle imprese di servizi. Tali imprese devono possedere le caratteristiche dimensionali e di molteplicità di punti vendita previste dall’art. 1, co. 430 della l. n. 311/2004.
Le imprese che, in relazione ai punti vendita che soddisfino i requisiti dimensionali previsti, intendono avvalersi della procedura in commento, hanno la facoltà di chiedere la “defiscalizzazione” del misuratore fiscale già in uso, continuando ad utilizzare il misuratore di cassa fino ad esaurimento delle memoria fiscale per emettere scontrini fiscalmente non rilevanti. Con riferimento ai punti vendita che hanno dimensioni inferiori rispetto a quelle prescritte, permane l’obbligo di emissione della ricevuta o dello scontrino fiscale, a fronte della comunicazione telematica dell’ammontare complessivo dei corrispettivi.
L’Agenzia precisa che sono escluse dall’ambito applicativo della norma le aziende con un unico punto vendita presente nel territorio nazionale, pur delle dimensioni richieste, anche quando svolgano all’interno dello stesso sia un’attività di cessione di beni che di prestazione di servizi.
Con riferimento alle modalità tecnico-procedurali di invio dell’ammontare dei corrispettivi, viene precisato che la trasmissione riguarda tutti i corrispettivi delle cessioni di beni e/o delle prestazioni di servizi relative a un mese solare e deve essere effettuata entro il quindicesimo giorno lavorativo successivo alla scadenza del mese di riferimento.
Non si può procedere con il primo invio ordinario dei corrispettivi se non si è preliminarmente comunicata la propria scelta all’Agenzia delle Entrate tramite la compilazione – nel tracciato telematico – dei campi riservati ad accogliere i dati identificativi del contribuente, nonché dello specifico campo relativo alla “adesione alla trasmissione telematica”. Questa comunicazione preventiva non è obbligatoria per i soggetti che hanno già esercitato l’opzione per la trasmissione telematica dei corrispettivi sulla base delle disposizioni del Provvedimento dell’8 luglio 2005.
L’adesione alla trasmissione telematica è vincolante per un intero periodo d’imposta e, in assenza di revoca, si intende tacitamente rinnovata.
 
6.      Locazione di posti barca (Ris. 1/E)
Per il trattamento IVA della locazione di posti barca, operata da una società in accomandita semplice, sono applicabili le indicazioni fornite dalla Corte di Giustizia Europea (sentenza del 3 marzo 2005, causa C-428/02), secondo cui l’operazione in questione deve essere ricondotta alla nozione di “locazione di aree destinate al parcheggio di veicoli” e non alla più generale nozione di “locazione di beni immobili”, che beneficia dell’esenzione IVA.
Secondo l’Agenzia, pertanto, non è possibile applicare il regime di esenzione previsto dall’art. 135, par. 2, lett. b) della direttiva 2006/112/CE e disciplinato, nel nostro ordinamento, dall’art. 10, n. 8) del decreto IVA. La locazione quindi è soggetta ad IVA con aliquota ordinaria del 20%.
 
7.      Controllo preventivo delle compensazioni dei crediti (Circ. 1/E)
L’Agenzia delle Entrate ha fornito le principali indicazioni relative alle nuove modalità per poter effettuare la compensazione orizzontale dei crediti IVA, per un importo superiore a 10.000 euro. La circolare ministeriale è stata già oggetto di separato commento, con circolare FFW n. 19270 del 18 gennaio 2010, alla quale si rinvia.
 
8.      VAT package - Luogo di prestazione di servizi (Circ. 58/E)
La Direttiva comunitaria n. 2008/8/CE del 12 febbraio 2008 ha introdotto numerose modifiche alla Direttiva n. 2006/112/CE (Testo rifuso della sesta direttiva IVA), con riferimento alla territorialità delle prestazioni di servizi ai fini IVA. Tali nuove regole dovevano essere recepite negli ordinamenti nazionali a decorrere dal 1° gennaio 2010, data della loro efficacia.
Nelle more dell’adozione del formale provvedimento di recepimento delle nuove regole comunitarie, al fine di fornire certezza sul corretto trattamento IVA delle operazioni effettuate nel periodo compreso tra il 1 gennaio 2010 e la data di efficacia del decreto legislativo di recepimento, e con l’obiettivo di evitare fenomeni di doppia tassazione o di non tassazione contrari al dettato comunitario, la circolare n. 58/E del 31 dicembre 2009 ha confermato l’applicabilità, dal 1 gennaio 2010, delle norme di carattere generale contenute nella direttiva sul luogo di effettuazione delle prestazioni di servizi, perché sufficientemente dettagliate e tali da consentirne la diretta applicazione.
E’ in corso di pubblicazione una circolare specifica di commento delle disposizioni recate dal decreto legislativo di recepimento delle nuove regole comunitarie.
 
9.      Onere probatorio e fatture false (Cass. Sent. 27546/09 e 28057/09)
Con la sentenza n. 27546 depositata il 29 dicembre 2009, la Corte di Cassazione ha stabilito che l’inattendibilità complessiva delle fatture, anche senza la contestazione e la ricostruzione delle singole operazioni inesistenti, legittima l’accertamento. Qualora l’Amministrazione fornisca validi elementi, anche meramente presuntivi, purchè specifici, atti ad attestare che alcune fatture si riferiscono ad operazioni inesistenti, è onere del contribuente dimostrare l’effettiva sussistenza delle operazione e, quindi, superare la presunzione.
Dello stesso tenore è il principio espresso dalla Corte nella sentenza n. 28057, depositata il 30 dicembre 2009, secondo cui, quando l’Amministrazione finanziaria fornisce attendibili riscontri indiziari sulla inesistenza delle operazioni fatturate, incombe sempre al contribuente dimostrare la fonte legittima della detrazione o del costo, altrimenti indebiti e recuperabili a tassazione.
 
10.Rimborso d’imposta e registrazione della fattura (Cass. Sent. n. 21457/09)
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21457 del 2009, ha stabilito che anche le fatture non registrate consentono di richiedere il rimborso dell’imposta. Secondo la Corte di Cassazione, il contribuente - pur non avendo a suo tempo annotato la fattura nel registro degli acquisti e non avendone computato l’importo in detrazione nè nella liquidazione mensile nè nella dichiarazione annuale - ha provveduto, dopo aver rilevato il proprio errore, a rettificare la dichiarazione annuale, con la presentazione della dichiarazione integrativa e la successiva istanza di rimborso dell’imposta. Questo comportamento ha consentito al contribuente interessato di conservare il diritto alla detrazione dell’imposta.
 
VARIE

11.Convenzione Italia-Usa - Comunicato Affari Esteri
Il Ministero degli Affari Esteri ha reso noto che la Convenzione tra il Governo Italiano ed il Governo USA per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sui redditi e per prevenire le frodi o le evasioni fiscali è entrata in vigore il 16 dicembre 2009, giorno in cui si è perfezionato lo scambio degli strumenti di ratifica tra i due Stati (Comunicato pubblicato in GU n.13 del 18 gennaio 2010).
In forza dell’art. 28, comma 2 della legge di ratifica n. 20/2009, le disposizioni della Convenzione contro le doppie imposizioni Italia-USA saranno applicabili:
o        con riferimento alle imposte prelevate alla fonte, alle somme pagate o accreditate dal primo giorno del secondo mese successivo alla data di entrata in vigore della Convenzione (cioè a partire dal 1° febbraio 2010);
o        con riferimento alle altre imposte, ai periodi di imposta che iniziano dal 1° gennaio 2010.
Si ricorda che la legge di ratifica contiene una clausola di salvaguardia, secondo la quale se un soggetto poteva godere, in base alla precedente Convenzione, di un trattamento fiscale più favorevole di quanto previsto dalla nuova Convenzione, le previgenti disposizioni potranno continuare ad avere effetto per ulteriori 12 mesi.
 
12.  Proroga di termini tributari (Dl n. 194/09)
Il 30 dicembre scorso è stato pubblicato nella G.U. n. 302 il cosiddetto decreto legge “milleproroghe” (DL n. 194/2009). Il decreto legge dovrà ora essere convertito in legge.
Per una sintesi delle principali misure di carattere fiscale previste nel decreto di proroga dei termini si rinvia alla news FFW del 15 gennaio 2010.
 
13.  Accertamento - Verifica dei conti correnti bancari (Cass. Sent. n. 587/10)
La sentenza della Corte di Cassazione n. 587 depositata il 15 gennaio 2010 stabilisce che, qualora l’accertamento dell’ufficio finanziario sia basato su verifiche dei conti correnti bancari, è onere del contribuente dimostrare che gli elementi desumibili dalla movimentazione non siano riferibili ad operazioni imponibili.
Inoltre, nel caso in cui il contribuente si trovi incolpevolmente nell’impossibilità di produrre la documentazione contabile a prova contraria (come nel caso di specie, in cui la documentazione era andata distrutta a causa di un incendio), trova applicazione l’art. 2474 c.c., secondo cui la perdita incolpevole del documento occorrente per attestare una circostanza favorevole alla parte non costituisce motivo di esenzione dall’onere della prova, né trasferisce tale onere a carico dell’Ufficio accertatore.
 
14.  Accertamento analitico e induttivo (Cass. Sent. n. 863/10)
La Cassazione ha ammesso la legittimità del comportamento di una Commissione Tributaria Regionale che, ritenendo non pienamente condivisibile l’accertamento analitico operato dall’ufficio, non ha annullato l’atto, ma ha provveduto a ridurre del 50% il reddito accertato sulla base di criteri induttivi.
L’operato della commissione regionale è legittimo, secondo la Corte di Cassazione, perché i giudici non hanno mutato il titolo della rettifica da analitico ad induttivo. Secondo la Corte, il metodo di accertamento usato dall’ufficio era già originariamente di tipo analitico - induttivo, perché basato su presunzioni semplici, gravi, precise e concordanti (fatturazioni false per operazioni inesistenti), di cui al combinato disposto degli art. 40 e 39, comma 1, lett. d) del DPR 600/1973, e diverso dall’accertamento induttivo - sintetico, di cui all’art. 39, comma 2 del DPR 600/1973, applicabile solo in presenza di una contabilità inattendibile. Presunzioni che erano state ritenute attendibili dalla Commissione Tributaria.
Secondo la Cassazione, il potere-dovere del giudice di quantificare la misura del dovuto non appartiene alla fase dell’accertamento, riservata all’ufficio, ma si sovrappone ad esso, quando sia necessario ricondurlo ad equità.

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