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La sentenza della Corte di Giustizia CE sull’IRAP

06/10/2006

La Corte di Giustizia CE ha emesso, in data 3 ottobre, l’attesa sentenza sul caso C-475/03 (Banca popolare di Cremona contro Agenzia delle entrate), riguardante la compatibilità dell’imposta regionale sulle attività produttive con l’art. 33 della sesta direttiva n. 77/388/Cee, che vieta agli Stati membri di introdurre imposte che abbiano le medesime caratteristiche dell’imposta sul valore aggiunto. La decisione della Corte era attesa con interesse anche da altri quattordici Paesi membri, i quali sono intervenuti presentando argomentazioni volte a sostenere la tesi del Governo italiano.

La sentenza ha dichiarato che "l’art. 33 della sesta direttiva non osta al mantenimento di un prelievo fiscale avente le caratteristiche dell’IRAP". La Corte è arrivata a tale conclusione analizzando l’IRAP rispetto alle caratteristiche fondamentali dell’IVA (applicazione in modo generale a operazioni aventi ad oggetto beni o servizi; proporzionalità al prezzo percepito dal soggetto passivo quale contropartita dei beni e servizi forniti; riscossione in ciascuna fase del procedimento di produzione e di distribuzione; detrazione degli importi pagati nelle precedenti fasi dall’imposta dovuta, in modo da applicare il tributo solo sul valore aggiunto e di incidere solo sul consumatore finale). In particolare:

  • l'IRAP non può essere considerata un'imposta proporzionale, perché la sua base imponibile comprende elementi come le variazioni delle rimanenze, gli ammortamenti e le svalutazioni, che non hanno un rapporto diretto con le forniture di beni o servizi in quanto tali;
  • l’IRAP non grava sul consumatore finale, perché "un soggetto passivo non può determinare con precisione l’importo dell’imposta già compreso nel prezzo di acquisto dei beni e dei servizi, (...) e non tutti i soggetti passivi si trovano nella condizione di poter ripercuotere il carico dell’imposta, o di poterlo ripercuotere nella sua interezza".

La sentenza avrà, evidentemente, effetto per quei ricorsi avviati dai contribuenti, fondati sugli stessi punti su cui si è ora pronunciata la Corte europea di Giustizia.


Per maggiori informazioni: Barbara Ferrandu

 

 

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