Gli imprenditori
al servizio
delle Imprese

Ddl di conversione del Decreto legge 81 2 luglio 2007 recante disposizioni urgenti in materia finanziaria

09/08/2007

1. Premessa
Il 2 agosto il Senato ha definitivamente approvato il disegno di legge di conversione del D.L. 2 luglio 2007, n. 81, recante “Disposizioni urgenti in materia finanziaria”, già approvato dalla Camera il 25 luglio scorso.
Tra le misure fiscali di interesse per le imprese, meritano di essere evidenziate quelle recate dall’art. 15 in materia di studi di settore, nonché quelle in materia di Irap e di deducibilità delle spese per veicoli recate dal nuovo art. 15-bis.

2. Studi di settore
L’art. 15 reca, come accennato, alcune rilevanti disposizioni in materia di studi di settore. Ne risulta un quadro normativo di maggior certezza anche alla luce di quanto precisato dall’Agenzia delle entrate nella circolare n. 41\E del 6 luglio 2007.

Precisamente:

  • viene dichiarata la natura sperimentale degli indicatori di normalità economica;
  • viene affermata la natura di presunzione semplice (con onere della prova a carico dell'Ufficio) dei ricavi desumibili dagli stessi indicatori;
  • viene espressamente prevista la non accertabilità automatica nei confronti dei contribuenti che dichiarano ricavi inferiori rispetto a quelli desumibili dagli indicatori di normalità economica;
  • nei casi, comunque residuali, di accertamento sulla base degli indicatori, gli Uffici devono motivarlo esplicitamente, fornendo gli elementi di prova dello scostamento. Non è quindi sufficiente il mero scostamento rispetto a GERICO, ma l'Ufficio dovrà fornire ulteriori elementi di prova.

3. Auto aziendali
I commi da 7 a 10, dell’art. 15-bis del decreto apportano sostanziali modifiche alla disciplina delle auto aziendali già modificata dal decreto legge 3 ottobre 2006, n. 262 (c.d collegato alla finanziaria 2007).
Come si ricorderà, tale provvedimento aveva fortemente ridotto la deducibilità delle auto aziendali ai fini delle imposte sui redditi, allo scopo di coprire i maggiori oneri derivanti dalla sentenza della Corte di Giustizia UE del settembre 2006, che aveva dichiarato incompatibile, con la sesta direttiva IVA, la limitazione del diritto alla detrazione dell’imposta sulle auto e sulle spese connesse.
A seguito dell’autorizzazione, del 27 giugno scorso del Consiglio dell’UE, a limitare al 40% la detrazione IVA "sulle spese relative a veicoli stradali a motore non interamente utilizzati a fini professionali", il decreto in commento rimodula, in linea con quanto rappresentato da Confindustria e dalle Associazioni di categoria del settore, le percentuali di deducibilità dei costi sostenuti dalle imprese per le auto aziendali nel periodo di imposta in corso al 27 giugno scorso e al 3 ottobre 2006.

3.1 Auto concesse in uso promiscuo ai dipendenti
Con riferimento al trattamento fiscale delle auto concesse in uso promiscuo ai dipendenti, il comma 7 del citato articolo 15-bis dispone, salvo alcune differenze, un sostanziale ritorno al regime precedente le modifiche disposte con il collegato alla finanziaria 2007.
In particolare, con riguardo al reddito del lavoratore dipendente, per effetto delle modifiche operate all’art. 51, comma 4, lett. a), del TUIR, la tassazione del fringe benefit, derivante dall’uso privato dell’auto aziendale, ritorna ad essere determinata assumendo il 30% dell’importo corrispondente a una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri calcolato sulla base delle tabelle ACI, al netto delle somme eventualmente trattenute al dipendente.
Per quanto concerne, invece, il reddito di impresa, si stabilisce – per effetto della modifica apportata alla lettera b-bis), comma 1, dell’art. 164 del TUIR – che l’impresa possa dedurre dal proprio reddito il 90% delle spese e degli altri componenti negativi relativi all’auto assegnata al dipendente per la maggior parte del periodo di imposta. Sostanzialmente, anche in questo caso, si ha un ritorno alla disciplina previgente al D.L. n. 262 del 2006, con la differenza che, invece di una deduzioni pari al 100% delle spese sostenute per le auto assegnate, viene ora riconosciuta una deducibilità limitata al 90% delle stesse.
E’ bene ribadire che, per i veicoli dati in uso promiscuo ai dipendenti, la base di commisurazione della quota deducibile dal reddito di impresa è rappresentata da tutte le spese sostenute dall’impresa stessa, non trovando applicazione, con riguardo a tale fattispecie, i limiti quantitativi previsti dalla lettera b), comma 1, dell’art. 164, TUIR.

3.2 Auto aziendali non strumentali
Per le auto aziendali non strumentali – rese totalmente indeducibili dal reddito di impresa dal decreto collegato alla finanziaria 2007 – è ora riconosciuta una deducibilità pari al 40% delle spese e degli altri componenti negativi, nei limiti di costo fissati dalla lettera b), comma 1, dell’art. 164 del TUIR.

3.3 Decorrenza
Le modifiche di cui si è fatto cenno hanno effetto, ai sensi del successivo comma 8 dell’art. 15-bis, dal periodo di imposta in corso alla data del 27 giugno 2007 e, quindi, per i soggetti aventi esercizio sociale coincidente con l’anno solare, dal 1° gennaio 2007.

3.4 Disciplina transitoria
Per il periodo di imposta in corso alla data del 3 ottobre 2006 (periodo di imposta 2006 per i soggetti aventi esercizio sociale coincidente con l’anno solare), invece, è stata introdotta una disciplina transitoria che consente alle imprese di beneficiare di una maggiore deduzione rispetto a quella fruita in sede di liquidazione dell’imposta relativa allo stesso periodo, nella vigenza del D.L. n. 262 del 2006.

Precisamente, il comma 9 dell’art. 15-bis citato, prevede le seguenti percentuali di deducibilità:

  • 65% dei costi sostenuti per i veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo di imposta, in luogo della previgente deducibilità del fringe benefit tassato in capo al dipendente;
  • 20% dei costi relativi ai veicoli aziendali non utilizzati esclusivamente come strumentali nell'attività di impresa - sempre nel limite di costo auto riconosciuto dall'art. 164, del TUIR – in luogo della previgente indeducibilità.

Relativamente al periodo di imposta in corso al 3 ottobre 2006, i maggiori importi deducibili per effetto di queste nuove percentuali di deduzione, potranno essere recuperate in deduzione nel periodo di imposta in corso al 27 giugno u.s. e, ai sensi del comma 9 dell’art. 15-bis citato, se ne potrà tener conto in sede di versamento di seconda o unica rata d'acconto relativa a tale periodo di imposta.
Con riguardo, invece, agli acconti Ires ed Irap relativi al periodo di imposta successivo a quello in corso alla data del 3 ottobre 2006 – periodo di imposta 2007, per i soggetti con periodo di imposta coincidente con l’anno solare – il comma 10 dell’art. 15-bis, riconferma la possibilità, già prevista dal D.L. n. 262 del 2006, di continuare ad applicare le disposizioni previgenti a quelle introdotte dall’art. 2, comma 71, del citato decreto legge.

4. Deducibilità degli interessi passivi ai fini IRAP
L’art. 15-bis del decreto in esame estende alle banche e agli altri enti finanziari e alle imprese di assicurazioni le deduzioni dalla base imponibile Irap introdotte dalla legge Finanziaria per il 2007, c.d. cuneo fiscale.
Trattasi, in particolare, della deduzione pari a 5000 euro per ogni lavoratore dipendente a tempo indeterminato (art. 11, comma 1, lett. a), n. 2), D.Lgs. n. 446 del 1997), con esclusione della maggiorazione prevista per i lavoratori impiegati nel Mezzogiorno, e della deduzione dei contributi assistenziali e previdenziali relativi ai medesimi dipendenti (art. art. 11, comma 1, lett. a), n. 4), D.Lgs. n. 446 del 1997).
L’ampliamento dei soggetti ammessi a fruire delle nuove deduzioni è stato accompagnato, con finalità di copertura, da una nuova disposizione di indeducibilità degli interessi passivi che ha efficacia sia nei confronti di banche e di enti finanziari sia nei confronti delle holding industriali.
La norma risponde altresì all’ulteriore esigenza, manifestata dalla Commissione europea, di razionalizzare la base imponibile IRAP e di uniformare i criteri di determinazione della stessa tra questi soggetti e gli altri operatori per i quali gli interessi passivi sono già integralmente indeducibili.
In particolare, mediante le modifiche operate all’art. 6, comma 1, del D.Lgs. n. 446 del 1997, relativo alla determinazione della base imponibile IRAP delle banche e degli altri enti e società finanziarie, viene introdotta una disposizione che limita la deducibilità degli interessi passivi a quelli utilizzati per il finanziamento dell’attività caratteristica.
Secondo il nuovo criterio, infatti, la misura massima di deducibilità degli interessi passivi viene stabilita facendo riferimento ad un rapporto patrimoniale composto, in buona sostanza, al numeratore, dalle voci dell’attivo di stato patrimoniale correlate alla gestione caratteristica e al denominatore da tutte le voci dell’attivo.
Sulla base di tale parametro, quindi, sono resi indeducibili gli interessi passivi utilizzati per gli investimenti in immobilizzazioni materiali, immateriali ed in partecipazioni immobilizzate.
Tale disciplina, analiticamente prevista per le banche e per le società finanziarie, per le quali si richiamano gli schemi di bilancio di cui alla circ. Banca d'Italia n. 262 del 2005, viene estesa, mediante l’introduzione del nuovo comma 1-ter nell’art. 6 citato, anche alle holding industriali, ove viene disposta l’applicazione degli stessi criteri che comportano la riduzione della deducibilità degli interessi passivi.
Tuttavia, il generico richiamo della norma ai criteri previsti per le banche potrebbe condurre ad una interpretazione secondo cui l’indeducibilità degli interessi passivi si estenderebbe anche a quelli afferenti il possesso e la gestione delle partecipazioni che costituisce, invece, l’attività tipica delle holding.
Da ciò conseguirebbe una riduzione ingiustificata degli interessi passivi deducibili, non coerente con l’impianto normativo dell’imposta e con la richiesta avanzata dalla Commissione europea.
Sulla questione, il Governo, con il Comunicato stampa del 16 luglio 2007, ha chiarito che la norma sulle holding industriali va interpretata in modo da tener conto dell’attività caratteristica di tali soggetti con la conseguenza che il valore delle partecipazioni figura sia al numeratore che al denominatore del pro-rata patrimoniale.
Peraltro, nel corso dell’esame parlamentare della legge di conversione del decreto, la Camera dei Deputati ha votato due ordini del giorno con i quali ha impegnato il Governo ad adottare le opportune iniziative, anche normative, che esplicitino tale interpretazione.
Tuttavia, tenuto conto che l’attuale formulazione della norma non consente di includere nel numeratore del rapporto la voce relativa alle immobilizzazioni finanziarie e considerato l’impatto che la disposizione produce sulle imprese interessate, Confindustria sta intervenendo presso le opportune sedi istituzionali affinché sia efficacemente sostanziata l’interpretazione espressa dal Governo nel citato comunicato stampa.

Credits: J-Service srl realizzazione siti web