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NOVITA' FISCALI DI OTTOBRE 2007

05/11/2007

Si riporta nel seguito una breve sintesi delle principali novità fiscali di interesse per le imprese relative al mese di ottobre 2007.

1. IVA – Auto aziendali

2. IVA – trasmissione degli elenchi clienti e fornitori

3. IVA – Reverse charge – Franchising di servizi

4. IVA – Contratto di avvalimento - Reverse charge

5. IVA - Appalto di opere pubbliche - Applicazione aliquota agevolata

6. IVA – Cessioni di beni e prestazioni di servizi

7. IVA - Esigibilità differita

8. IVA – Liquidazione di gruppo

9. Operazioni straordinarie

10. Incentivi fiscali alle operazioni di aggregazione aziendale

11. Thin Capitalization

12. Principi contabili internazionali

13. Soggettività passiva del trust

14. Perdita da devoluzione

15. Erogazioni liberali

16. CFC

17. IRAP – Principio di correlazione

18. IRPEF – Addizionale comunale - D.M. 5 ottobre 2007

19. Interessi su redditi di lavoro dipendente

20. Imposta di registro - Vendita di aziende sottoposte ad amministrazione straordinaria

21. Blocco dei pagamenti art. 19 del decreto legge 1 ottobre 2007, n. 159

22. Condono IVA - Corte di Giustizia UE Causa C-132/06


* * *


1. IVA – Auto aziendali
L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 55/E del 12 ottobre, è tornata a fornire chiarimenti in merito alle richieste di rimborso secondo la procedura “forfetaria” dell’IVA assolta sugli acquisti di beni e servizi relativi alle auto aziendali precisando, altresì, le modalità di esercizio della detrazione dell’imposta assolta.

Tra le precisazioni fornite particolare rilevanza assumono quelle relative alla detrazione dell’imposta assolta nel periodo compreso tra la data della sentenza della Corte di Giustizia e la data della decisione del Consiglio europeo che ha autorizzato l’Italia ad introdurre il limite di detraibilità del 40% (14 settembre 2006 – 26 giugno 2007). In particolare, l’Agenzia ha ritenuto correttamente operata la detrazione dell’imposta afferente gli acquisti di tale periodo operata nei limiti del 40% e ha ammesso la possibilità, per quanti avessero prudenzialmente limitato la detrazione, di adeguare la stessa recuperando l’imposta non detratta.

L’Agenzia ha, altresì, chiarito l’ambito applicativo della decisione del Consiglio Europeo specificando, tra l’altro, che il soggetto passivo potrà detrarre l’imposta assolta nella misura del 40% senza avere alcuna possibilità di dimostrare un utilizzo maggiore ai fini aziendali del bene o del servizio e che sono esclusi dalla limitazione forfetaria della detrazione i veicoli oggettivamente strumentali ed i veicoli che rientrano tra i beni strumentali del soggetto passivo nell’esercizio della sua attività. Ad avviso dell’Agenzia l’espressione “beni strumentali” deve riferirsi ai beni merce, vale a dire beni che formano l’oggetto proprio dell’attività svolta. Continua, invece, a trovare applicazione la totale indetraibilità dell’IVA assolta in relazione al transito stradale, prevista dall’art. 19-bis1, lett. e), del DPR n. 633/1972.

Sotto un profilo operativo, particolare rilievo assumono i chiarimenti forniti per i casi in cui, anteriormente all’emanazione della sentenza della Corte di Giustizia, fossero stati instaurati contenziosi o presentate istanze di rimborso dell’imposta non ammessa in detrazione. Più nel dettaglio, le situazioni definite con sentenza passato in giudicato non sono modificabili. Diversamente, per le controversie ancora pendenti, il contribuente può scegliere se proseguire il contenzioso o avvalersi della possibilità di chiedere il rimborso secondo la procedura “forfetaria” rinunciando, in tal caso, al giudizio ai sensi dell’art. 44 del D.Lgs. n. 546/1992. Qualora, infine, anteriormente all’emanazione della sentenza della Corte di Giustizia fosse stata già presentata istanza di rimborso, ma non ancora avviato il contenzioso, il contribuente può ripresentare l’istanza secondo la procedura “forfetaria”, dandone comunicazione al competente ufficio delle entrate.

Con riguardo al trattamento, ai fini IVA, della rivendita dei veicoli, l’Agenzia conferma i chiarimenti resi dal Governo in sede di risposta all’interrogazione parlamentare del 19 settembre 2007.


2. IVA – trasmissione degli elenchi clienti e fornitori

La circolare n. 53/E del 3 ottobre fornisce ulteriori precisazioni in merito all’obbligo, per i soggetti passivi IVA, di presentare l’elenco clienti e fornitori, in considerazione dell’emanazione del provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 25 maggio 2007, con il quale sono stati individuati gli elementi informativi e le modalità tecniche per la trasmissione degli elenchi.

In particolare, sono obbligati alla trasmissione degli elenchi tutti i soggetti passivi IVA che abbiano emesso o ricevuto fatture nell’anno cui si riferisce la comunicazione. Inoltre, sono tenuti alla trasmissione degli elenchi i seguenti soggetti: a) non residenti con stabile organizzazione in Italia, quelli operanti mediante rappresentante fiscale o direttamente identificati; b)i curatori fallimentari ed i commissari liquidatori; c) che si avvalgono della dispensa da adempimenti per le operazioni esenti, per le operazioni diverse da quelle per le quali si fruisce della dispensa dalla fatturazione; d) che documentano i corrispettivi mediante la fatturazione diffusa e la c.d. bolletta-fattura (ex D.M. 24 ottobre 2004, n. 366 e 370). Sono, invece, esonerati a regime dall’obbligo della trasmissione degli elenchi i contribuenti minimi in franchigia, lo Stato e gli altri organismi di diritto pubblico in relazioni alle operazioni rientranti nell’ambito di attività istituzionali, nonché gli organismi che hanno come oggetto principale un’attività essenzialmente senza fini di lucro. Per completezza espositiva, va segnalato che per il solo periodo di imposta 2006 sono esonerati dall’obbligo di trasmissione i soggetti in contabilità semplificata, le associazioni di promozione sociale a carattere nazionale iscritte nei registri nazionali, regionali e provinciali istituiti ex legge n. 383/2000, le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri nazionali, regionali e provinciali istituiti ex legge n. 266/1991 e le ONLUS.

In ipotesi di operazioni straordinarie, ciascun soggetto coinvolto è tenuto alla trasmissione degli elenchi in modo autonomo, a meno che uno di essi non si sia estinto per effetto dell’operazione stessa. In tal caso il soggetto avente causa è tenuto a presentare due comunicazioni.

Per quanto concerne il contenuto degli elenchi, si precisa che nell’elenco clienti devono essere indicati i riferimenti dei soggetti, titolari di partita IVA e consumatori finali, nei confronti dei quali sono state emesse fatture o note di variazione per operazioni rilevanti ai fini dell’imposta Le fatture da inserire devono essere individuate facendo riferimento alla data di emissione del documento e non alla data di registrazione. Non devono peraltro essere inserite le esportazioni dirette e le cessioni all’esportazione con trasporto a cura del cessionario di cui all’art. 8, comma 1, lettere a) e b) del DPR n. 633/1972, le cessioni intracomunitarie di beni, le operazioni attive con lo Stato della Città del Vaticano e con la Repubblica di San Marino e le operazioni di cui all’art. 38-quater del DPR n. 633/1972 (“sgravio dell’imposta per i soggetti domiciliati e residenti fuori della Comunità Europea”).

Nell’elenco fornitori devono essere indicati tutti i soggetti da cui si sono effettuati gli acquisti rientranti nel campo di applicazione dell’imposta e, al fine di individuare le fatture da inserire, si deve tener conto della data del documento. Anche per tale elenco sussistono delle esclusioni di carattere oggettivo quali: le importazioni, gli acquisti intracomunitari di beni e servizi, le operazioni passive con lo Stato della Città del Vaticano e con la Repubblica di San Marino, gli acquisti di provenienza comunitaria per i quali il fornitore abbia applicato il regime del margine, gli acquisti da controparti non residenti oggetto di autofattura ai sensi dell’art. 17, comma 3, del DPR n. 633/1972, le operazioni di “autoconsumo” ed i passaggi interni di beni tra rami d’azienda. Diversamente nelle ipotesi di cui all’art. 17, comma 5 e 6, lettera a) (acquisti di materiale d’oro e d’argento e le prestazioni di servizi rese nel settore edile da soggetti subappaltatori) e in quelle di cui all’art. 74, commi 7 e 8 del DPR n. 633/1972 (acquisti di rottami e metalli ferrosi) il cedente deve annotare l’operazione nell’elenco clienti senza indicare l’imposta mentre il cessionario inserisce l’operazione nell’elenco fornitori indicando l’imposta. Rilevano, inoltre, le operazioni attive e passive poste in essere tra operatori nazionali nell’ambito delle cd. “triangolazioni nazionali” e comunitarie (art. 8, comma 1, lett. a, del DPR n. 633/1972 e art. 58 del DL n. 331/1993) e delle cd, “esportazioni indirette” (art. 8, comma 1, lett. c, del DPR n. 633/1972). Per gli anni 2006 e 2007 il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate ha previsto che nell’elenco clienti e fornitori siano indicati solo i soggetti passivi di imposta che possono essere identificati anche solo con la partita IVA e l’esclusione di determinate operazioni dagli elenchi (cfr newsletter di maggio).In merito alle modalità di trasmissione dei dati, infine, devono essere utilizzati i servizi telematici Entratel o Internet (fisconline). In alternativa, la trasmissione degli elenchi può avvenire anche attraverso gli intermediari. La trasmissione dei dati si considera compiuta qualora l’Agenzia delle entrate abbia ricevuto il file contenente i dati inviati. L’Agenzia inoltra telematicamente una ricevuta che attesta il corretto invio e l’acquisizione dei dati.


3. IVA – Reverse charge – Franchising di servizi

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 303/E del 25 ottobre, ha ritenuto che il meccanismo del reverse charge sia applicabile anche alle operazioni poste in essere in dipendenza di un contratto di franchising di servizi, avente ad oggetto prestazioni di posa in opera e assemblaggio di materiali edilizi e di esecuzione di lavori specialistici rientranti tra quelle espressamente elencate alla categoria “costruzioni” della tabella Atecofin. In particolare, l’Agenzia sulla base della considerazione che, nel caso esaminato, l’obbligo di effettuare i lavori non deriva dal contratto di franchising, ma da una pattuizione diversa, stipulata a latere del franchising e riconducibile allo schema contrattuale dell’appalto, ha stabilito che il franchisee deve fatturare al franchisor l’importo totale della prestazione senza, cioè, alcuna riduzione a titolo di royalties e senza alcun addebito dell’Iva. Il franchisor, dal canto suo, fatturerà al franchisee l’importo corrispondente alle royalties, con l’applicazione dell’aliquota Iva fissata in misura ordinaria.


4. IVA – Contratto di avvalimento - Reverse charge

Con la risoluzione n. 295/E del 18 ottobre, l’Agenzia delle entrate, in risposta ad un interpello, ha escluso che la fattispecie negoziale oggetto dello stesso configurasse un contratto di avvalimento - il quale consente ad una società di raggiungere i livelli di fatturato o la capacità richiesta ai fini della partecipazione ad una gara d’appalto avvalendosi dei requisiti tecnico-economici di altre imprese, ai sensi dell’art. 49 del D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163 - stabilendo che il contratto stipulato per l’esecuzione di un intervento di manutenzione straordinaria, nel caso esaminato, rappresentasse un’ipotesi di subappalto avente a oggetto prestazioni identificate nella sezione F della tabella di classificazione delle attività economiche Atecofin 2004, con la conseguente applicazione del regime del reverse-charge. L’Agenzia, inoltre, richiamando i principi espressi con la circolare n. 37 del 29 dicembre 2006, ha precisato che l’esclusione dei rapporti di natura associativa dal meccanismo dell’inversione contabile non trova applicazione per i rapporti posti in essere tra società collegate tra loro da vincoli di partecipazione.


5. IVA - Appalto di opere pubbliche - Applicazione aliquota agevolata

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 287/E dell’11 ottobre, ha fornito alcuni chiarimenti in merito al trattamento ai fini IVA dei rapporti consortili, con particolare riferimento a prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto relativi ad interventi di recupero per i quali, ai sensi della Tabella allegata al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, n. 127-quaterdecies, è prevista l’applicazione dell’aliquota Iva agevolata al 10%. Più nel dettaglio, l’Agenzia, richiamandosi alla precedente risoluzione n. 229/E del 21 agosto 2007, ha precisato che il trattamento Iva applicato dai consorziati nei confronti dell’ente appaltante, che prevede l’applicazione dell’aliquota agevolata del 10%, può essere esteso anche al rapporto tra società consortile creata per l’esecuzione del contratto e consorziati qualora le prestazioni rese dalla prima non siano riconducibili ad un mandato senza rappresentanza, ma ad una più generica obbligazione di fare. In tale ultima ipotesi si rende, infatti, applicabile l’aliquota propria del bene che la società consortile deve realizzare.


6. IVA – Cessioni di beni e prestazioni di servizi

Con la risoluzione n. 272/E del 28 settembre, l’Agenzia delle entrate, in risposta ad un’istanza di interpello presentata per la qualificazione, ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, di una particolare operazione - avente ad oggetto la consegna di beni mobili sottoposti a lavorazione - quale cessione di beni ovvero quale prestazione di servizi, ha fornito alcune precisazioni sui criteri a tal fine rilevanti. Più nel dettaglio, l’Agenzia, richiamando i propri interventi interpretativi in merito (circolare n. 145/E del 10 giugno 1998; risoluzione n. 141/E del 15 settembre 2000), ha precisato che occorre fare riferimento a diversi criteri e, in particolare, alla volontà delle parti quale desumibile dall’interpretazione del contratto secondo i criteri ermeneutici del codice civile. Inoltre, l’Agenzia ha ricordato anche i principi della giurisprudenza della Corte di Giustizia secondo cui si deve dar rilievo agli elementi predominanti dell’operazione tenendo conto non soltanto del rapporto tra prezzo del bene e quello dei servizi, ma anche del risultato della lavorazione rappresentando la stessa una prestazione di servizi se diretta a trasformare il bene, anche per la parte fornita dal committente, in corrispondenza con le aspettative e con gli interessi contrattuali di quest’ultimo.


7. IVA - Esigibilità differita

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 271/E del 28 settembre, ha chiarito che la disposizione di cui all’art. 6, comma 5, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, che prevede, in deroga ai principi generali, il differimento dell’esigibilità dell’Iva al momento del pagamento del corrispettivo per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti dello Stato, degli organi dello Stato e di una serie di soggetti pubblici, fra cui le aziende unità sanitarie locali, non è applicabile alle fatture emesse nei confronti degli Estav (Enti per i servizi tecnico-amministrativi di area vasta). Tali soggetti che istituzionalmente provvedono all’approvvigionamento di beni e servizi per conto delle aziende sanitarie, pur essendo dotati di personalità giuridica pubblica, non rientrano, infatti, fra quelli espressamente e tassativamente individuati dall’anzidetta norma.


8. IVA – Liquidazione di gruppo

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 302/E del 25 ottobre, ha risposto ad alcuni quesiti operativi in merito alla procedura della liquidazione Iva di gruppo in presenza di un’operazione di fusione, in esito alla quale una società partecipante alla procedura ha incorporato una società estranea all’IVA di gruppo. Ad avviso dell’Agenzia, le risultanze contabili dell’incorporata fino alla data della fusione ed i relativi versamenti non devono confluire nella procedura di liquidazione di gruppo, dovendo essere riepilogate nel modulo separato della dichiarazione annuale. Diversamente, la società incorporante deve imputare soltanto le risultanze della propria attività (ante e post fusione) includendo gli elementi contabili della società incorporata confluiti nelle proprie liquidazioni successive alla fusione, nel corso del medesimo anno solare.

Sono stati, inoltre, forniti chiarimenti in ordine ad eventuali responsabilità da ricondurre in capo alla controllante-capogruppo per l’omessa presentazione della dichiarazione Iva della società controllata facente parte del gruppo, comprensiva anche del modulo relativo alla società incorporata, non appartenente al gruppo stesso. In particolare, sulla base del tenore letterale dell’art. 6, primo comma, del D.M. 13 dicembre 1979, la responsabilità solidale è riscontrabile solo nei casi di mancato assolvimento del debito d’imposta e non anche in relazione alla violazione di altri adempimenti quali l’omessa presentazione della dichiarazione annuale e, in ogni caso, la stessa si riferisce alle sole violazioni commesse dalle società partecipanti alle liquidazioni di gruppo. La società controllante non può, pertanto, ritenersi responsabile per la violazione di adempimenti che non rientrano nella sua sfera di competenza e controllo.


9. Operazioni straordinarie

Con la risoluzione n. 281/E del 4 ottobre, l’Agenzia delle entrate si è pronunciata su un interpello riguardante un’operazione di scissione parziale proporzionale.

In particolare la società istante, il cui patrimonio è suddiviso in parti uguali tra due soci, ha effettuato una scissione proporzionale con assegnazione del patrimonio immobiliare alla società beneficiaria. Successivamente, uno dei due soci ha ceduto la sua partecipazione nella società scissa operativa ai figli dell’altro socio; quest’ultimo continua a mantenere il restante 50% delle azioni della società scissa riservandosi di trasferirle ai figli tramite donazione al termine della sua attività lavorativa.

L’Agenzia ha ritenuto che la scissione e la successiva cessione della partecipazione, non integrando l’ipotesi di una cessione di una partecipazione di controllo ai sensi dell’art. 2359, comma 1, n. 1), c.c. della società scissa, non costituisce un’operazione elusiva. Inoltre, nell’ipotesi in cui, a seguito della scissione, intervenga la donazione delle azioni del socio superstite a favore dei figli, questa donazione, motivata dalla necessità di un ricambio generazionale nell’esercizio dell’attività, può essere considerata legittima se i figli mantengono la titolarità della propria percentuale di partecipazione.


10. Incentivi fiscali alle operazioni di aggregazione aziendale

L’Agenzia delle entrate ha fornito alcuni chiarimenti sulle condizioni richieste per poter usufruire degli incentivi fiscali previsti dall’art. 1, commi da 242 a 249 della legge n. 296 del 2006 c.d. finanziaria 2007.

Al riguardo, si ricorda che per poter fruire di tali incentivi le società che partecipano ad un’operazione di aggregazione (fusione, scissione o conferimento neutrale):

devono essere operative da almeno due anni, ossia devono aver svolto una effettiva attività commerciale nel biennio precedente l’effettuazione dell’operazione;
devono essere fra loro “indipendenti” ed in particolare, non devono far parte dello stesso gruppo societario ai sensi dell’art. 2359 del c. c.;
non devono essere legati tra loro da un rapporto di partecipazione, in qualsiasi misura;
non devono essere controllate, anche indirettamente, dal medesimo soggetto ai sensi dell’art. 2359 del codice civile, ivi inclusa la circostanza che il controllo indiretto sia assicurato dalla medesima persona fisica o da persone fisiche legate tra loro da rapporti di parentela ai sensi dell’art. 5, comma 5, del TUIR.
In particolare, con la risoluzione del 2 ottobre 2007 n. 277/E, l’Agenzia ha precisato che è causa ostativa all’ottenimento dell’agevolazione la riconducibilità al medesimo soggetto del pacchetto di controllo delle società partecipanti all’operazione di aggregazione, non solo quando tale circostanza si manifesta prima dell’operazione, ma anche se si verifica dopo l’operazione. Ciò avviene, ad esempio, nel caso in cui successivamente ad un’operazione di conferimento la società conferente ceda le partecipazioni ricevute con il conferimento al socio della società conferitaria.
Con la risoluzione del 5 ottobre 2007 n. 282/E, l’Agenzia chiarisce che prima di effettuare l’operazione di aggregazione le compagini sociali dei soggetti partecipanti all’operazione possono essere modificate, a condizione che rimanga soddisfatto il requisito dell’indipendenza delle società partecipanti all’operazione di aggregazione.

Nella risoluzione del 18 ottobre 2007, n. 300/E l’Agenzia ha verificato, in concreto, la sussistenza dei requisiti oggettivi e soggettivi per l’agevolazione in un’operazione di conferimento di due ditte individuali in una società a responsabilità limitata.


11. Thin Capitalization

Con la risoluzione n. 266/E del 27 settembre, l’Agenzia delle entrate ha fornito chiarimenti sull’ambito soggettivo della disciplina di cui all’art. 98 del TUIR, c. d. thin capitalization.

In particolare è stato precisato che una società iscritta nella sezione dell’elenco generale degli intermediari finanziari riservata ai soggetti che esercitano l’attività prevalentemente non nei confronti del pubblico, ai sensi dell’art. 113 del Testo Unico Bancario, è esclusa dall’ambito soggettivo della disciplina in esame, a meno che non sia una holding di partecipazioni, cioè una società che svolge in maniera prevalente l’attività di assunzione di partecipazioni.


12. Principi contabili internazionali

Con la risoluzione n. 289/E del 12 ottobre, l’Agenzia delle entrate si è pronunciata su un interpello presentato da una società che a seguito dell’acquisizione delle partecipazioni in una società tedesca ha rimborsato al cedente, sulla base degli accordi contrattuali, un’imposta indiretta corrisposta in Germania.

La società istante, che applica i principi contabili internazionali, ha iscritto il costo dell’imposta tedesca ad incremento del valore delle partecipazioni secondo quanto stabilito dal principio contabile IFRS 3 (aggregazioni aziendali).

Nell’istanza è stata richiesta la deduzione di tale costo in applicazione dell’art. 109, comma 4 del TUIR che prevede che si considerano imputati a conto economico i componenti imputati direttamente a patrimonio per effetto dei principi contabili internazionali.

L’Agenzia ha affermato che questa disciplina si applica soltanto se i componenti negativi, sulla base dei principi contabili internazionali, sono imputati direttamente a riduzione del patrimonio senza interessamento del conto economico, come avviene per le spese per aumento di capitale, mentre non può applicarsi alla fattispecie in esame in quanto il costo dell’imposta tedesca è contabilizzato ad incremento di una voce dell’attivo patrimoniale (le partecipazioni) e non a riduzione del patrimonio netto.


13. Soggettività passiva del trust

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 278/E del 4 ottobre, ha chiarito che, ai fini dell’individuazione del soggetto cui imputare il reddito conseguito da un trust, occorre esaminare l’effettiva struttura dello stesso nella fattispecie concreta. In particolare, è stato ricordato che nei trust con beneficiari individuati, i redditi vengono imputati per trasparenza ai beneficiari stessi; mentre, nei trust senza beneficiari individuati, i redditi sono tassati direttamente in capo al trust medesimo.


14. Perdita da devoluzione

Con la risoluzione n. 301/E del 18 ottobre l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che non è deducibile il componente negativo “perdita da devoluzione” – corrispondente al valore residuo di un fabbricato industriale, gestito in project financing, devoluto gratuitamente al termine del periodo di validità del diritto di superficie sulle aree occupate dall’immobile – nel corso del periodo di durata della concessione ed in quote proporzionali agli ammortamenti fiscalmente rilevanti. Diversamente, ad avviso dell’Agenzia, si riconoscerebbe, di fatto, la deduzione di una quota di costo riferibile al cespite e corrispondente all’ammortamento, superiore a quella fiscalmente ammessa che si otterrebbe applicando al costo il coefficiente previsto dal DM 31 dicembre 1988.


15. Erogazioni liberali

Con la Risoluzione n. 299/E del 18 ottobre, l’Agenzia delle entrate in risposta ad un interpello avente ad oggetto l’interpretazione dell’art. 100, comma 2, lett. f) del TUIR e dell’art. 14, comma 1, del DL 14 marzo 2005, n. 35, ha chiarito che non possono ritenersi deducibili le erogazioni liberali se il destinatario è solo un “collettore” di risorse finanziarie che veicola i fondi verso un soggetto terzo con i requisiti oggettivi e soggettivi cui, ai sensi delle citate disposizioni, è subordinata la deducibilità delle stesse.


16. CFC

Con la risoluzione n. 288/E dell’11 ottobre, l’Agenzia delle entrate si è pronunciata su un’istanza di disapplicazione della disciplina di cui all’art. 167 del TUIR da parte di una holding svizzera.

La società istante ha chiesto la disapplicazione della disciplina CFC sulla base dell’art. 167, comma 5, lettera a) - dimostrazione dell’esercizio di effettiva attività commerciale – e, in subordine, lettera b) - dimostrazione di una tassazione congrua in Svizzera.

Con riferimento alla prima esimente, l’Agenzia ha precisato che l’esercizio di attività di holding non consente la disapplicazione della normativa CFC, a meno che l’istante non dimostri che l’attività di gestione delle partecipazioni sia svolta con una organizzazione tale da costituire attività d’impresa.

Con riferimento alla seconda esimente, l’Agenzia ha affermato che ai fini della disapplicazione della disciplina CFC non può assumere alcun valore l’esclusione dal regime fiscale di favore previsto per le holding se derivante da una determinazione volontaria del contribuente e non dalla legislazione locale.


17. IRAP – Principio di correlazione

Con risoluzione n. 294/E del 18 ottobre, l’Agenzia delle entrate ha chiarito che il risarcimento assicurativo per la distruzione delle giacenze di magazzino per effetto di un incendio è tassabile ai fini IRAP in virtù del principio di correlazione. Infatti, sebbene le componenti reddituali positive e negative collegate ad un evento estraneo alla gestione ordinaria, quale la distruzione di giacenze di magazzino, siano correttamente classificabili nell’ambito dell’aggregato E del conto economico relativo ai componenti straordinari, sono comunque correlati alle rimanenze finali che hanno concorso alla determinazione del valore della produzione di esercizi precedenti o dello stesso esercizio, nel caso in cui la perdita si riferisca a rimanenze formatesi nell’anno in corso. Tenuto conto che la componente reddituale di natura straordinaria (il risarcimento) ha sterilizzato la variazione subita dalle rimanenze per effetto della perdita, ad avviso dell’Agenzia, in virtù del principio di correlazione, il risarcimento deve rilevare ai fini della determinazione della base imponibile IRAP, perché è stato ricevuto in sostituzione di una componente reddituale che sarebbe stata inclusa nel valore della produzione dell’esercizio stesso o di esercizi futuri (la variazione delle rimanenze finali di conto economico subita per effetto della perdita delle stesse).


18. IRPEF – Addizionale comunale - D.M. 5 ottobre 2007

Il decreto 5 ottobre 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 247 del 23 ottobre 2007, ha precisato, in attuazione della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (c.d. legge finanziaria 2007), le modalità del versamento in acconto e a saldo dell’addizionale comunale all’IRPEF da effettuare direttamente al comune nel quale il contribuente (sostituto d’imposta o contribuente tenuto al versamento delle proprie imposte) ha il suo domicilio fiscale.

In particolare, i soggetti privati devono provvedere al versamento tramite il modello F24. Il versamento è effettuato utilizzando i codici tributo individuati dall’Agenzia delle entrate, da associare al codice catastale del comune, e indicati in una specifica tabella pubblicata sul sito dell’Agenzia (http://www.agenziaentrate.gov.it/ilwwcm/connect/Nsi/).

Il decreto stabilisce, inoltre, specifiche modalità di versamento per gli enti pubblici, le Amministrazioni dello Stato e le Forze armate.


19. Interessi su redditi di lavoro dipendente

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 292/E del 12 ottobre, ha fornito chiarimenti sul trattamento fiscale degli interessi maturati su somme di denaro per crediti di lavoro dipendente. In particolare, è stato evidenziato che, ai sensi dell’art. 49, comma 2, lett. b) del TUIR, costituiscono redditi di lavoro dipendente le somme di cui all’art. 429, ultimo comma, c.p.c., vale a dire, le somme per gli interessi nella misura legale e quelle per la quantificazione del maggior danno subito dal lavoratore per la diminuzione del valore del suo credito che il giudice, quando pronuncia sentenza di condanna al pagamento di crediti di lavoro, deve riconoscere. Pertanto, poiché l’imputazione temporale dei redditi di lavoro segue il criterio di cassa, gli interessi dovuti su importi qualificabili come redditi di lavoro dipendente concorrono alla formazione del reddito secondo il medesimo criterio e, dunque, nello stesso anno in cui sono pagati, non rilevando il momento in cui ha origine il diritto alla loro corresponsione.


20. Imposta di registro - Vendita di aziende sottoposte ad amministrazione straordinaria

Nella circolare n. 54/E dell’11 ottobre, l’Agenzia delle entrate fornisce chiarimenti in merito alla determinazione della base imponibile, ai fini dell’imposta di registro, per l’alienazione di aziende o rami d’azienda poste in essere nell’ambito della procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza, disciplinata dal D.Lgs. 8 luglio 1999, n. 270 (c.d. legge “Prodi-bis”). In particolare, l’Agenzia, ha stabilito che solo nei casi in cui le cessioni di aziende avvengano con una delle modalità previste dall’art. 44, del D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 (vendita in sede di espropriazione forzata, vendita all'asta pubblica, contratti stipulati o aggiudicati in seguito a pubblico incanto), può invocarsi la speciale disciplina “derogatoria” dettata dal citato articolo 44 che consente di individuare la base imponibile dell’imposta per le vendite di beni mobili e immobili, non nel valore venale in comune commercio, ma nel prezzo di aggiudicazione. Diversamente, come anche riconosciuto dalla costante giurisprudenza di legittimità, la disciplina contenuta nel richiamato art. 44 non è suscettibile di interpretazione analogica per essere l’elencazione in esso contenuta assolutamente tassativa.


21. Blocco dei pagamenti art. 19 del decreto legge 1 ottobre 2007, n. 159

L’art. 19 del decreto n. 159/2007, collegato alla legge finanziaria 2008, ha sospeso l’efficacia dell’art. 48-bis del DPR n. 602/73, che prevede il blocco dei pagamenti di importo superiore ai 10.000 euro da parte della Pubblica Amministrazione in presenza di cartelle di pagamento di almeno pari importo, fino all’emanazione del relativo regolamento ministeriale di attuazione.

Con questa nuova disposizione, quindi, viene superata l’interpretazione data dalla Ragioneria dello Stato nelle circolari n. 28 e 29 del 2007 circa l’immediata operatività della norma pur in assenza del previsto regolamento attuativo.


22. Condono IVA - Corte di Giustizia UE Causa C-132/06

L’Avvocato generale Ue nelle sue conclusioni – causa C- 132/2006 Commissione contro Italia – ha ritenuto che il condono IVA, previsto dagli articoli 8 e 9 della legge finanziaria 2003, per effetto del quale lo Stato rinunciava all’accertamento delle operazioni imponibili effettuate in vari periodi di imposta, viola la normativa comunitaria e, precisamente, gli obblighi previsti dagli articoli 2 e 22 dalla Sesta Direttiva IVA e dall’art. 10 CE.

 

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