Gli imprenditori
al servizio
delle Imprese

LE NOVITÀ FISCALI DI NOVEMBRE 2008 E SINTESI DEL DL 185/08 (cd. "anticrisi")

04/12/2008

La presente circolare illustra le principali novità fiscali di interesse per le imprese relative al mese di novembre 2008.

Il 29 novembre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legge n. 185, che contiene misure urgenti a sostegno di famiglie e imprese (cosiddetto decreto anticrisi). Si riporta in calce a questa circolare una breve sintesi delle principali novità fiscali del decreto, rinviando l’approfondimento delle misure ad una successiva circolare.
 

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IRES
1.      Donazione e conferimento di partecipazioni societarie (Ris. 446/E);
2.      Determinazione del valore di ammortamento dei terreni (Ris. 434/E);
3.      Tassazione per trasparenza dei trust(Ris. 425/E);
4.      Minusvalenze per annullamento di partecipazione in società liquidata (Ris. 420/E);
5.      Consolidato fiscale - società estera fiscalmente residente in Italia (Ris. 409/E);
6.      Imputazione del reddito di società estera controllata (Ris. 427/E)
7.      Deducibilità delle svalutazioni dei crediti in caso di affitto di azienda (Ris. 424/E);
 
IRAP
8.      Deduzioni per società con attività regolamentate (Ris. 428/E - 429/E - 430/E);
 
IVA
9.      Cessione di azienda - Trasferimento dei crediti (Ris. 417/E);
10.    Cessione di ramo di azienda - Regime di esenzione (Ris. 414/E);
11.    Applicazione dell’inversione contabile al “global service” (Ris. 432/E);
12.    Termine per l'emissione della nota di variazione (Ris. 449/E);
13.    Imponibilità dei servizi antincendio (Ris. 439/E);
14.    Canoni di concessione di impianto eolico (Ris. 438/E);
15.    Prestazioni rese da professionisti non residenti (Ris. 437/E);
16.    Consulenza resa da soggetto residente in altro Stato Membro (CGE, C-291/07);
 
VARIE
17.    Previdenza complementare - Tassazione del riscatto totale (Ris. 421/E)
18.    Estromissione dei beni dal patrimonio dell’imprenditore individuale (Ris. 433/E);
19.    Imposta di registro - Locazioni finanziarie immobiliari "in pool" (Ris. 443/E);
20.    Fondi immobiliari - Regime speciale di tassazione (Circ. 61/E);
21.    Cessione di compendio immobiliare (Sentenza Corte di Cassazione n. 24913/08);
22.    Efficacia delle risoluzioni ministeriali (Sentenza Corte di Cassazione n. 21154/08).

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IRES
 
1.      Donazione e conferimento di partecipazioni societarie (Ris. 446/E);
La risoluzione n. 446 del 18 novembre, in risposta ad un interpello ex art. 11 Legge n. 212/2000, chiarisce il trattamento tributario delle donazioni e dei conferimenti di quote di partecipazioni nell’ambito di un’operazione di riassetto societario volta a favorire il passaggio generazionale di società tra genitori e figli.
L’Agenzia ricorda che le donazioni a discendenti di aziende, quote sociali e azioni sono esenti dall’applicazione dell’imposta di successioni e donazioni a condizione che abbiano oggetto partecipazioni con cui è acquisito/ integrato il controllo della società, e che il beneficiario rilasci apposita dichiarazione attestante la volontà di proseguire l’esercizio dell’attività d’impresa o il controllo per un periodo non inferiore a 5 anni dalla data di trasferimento (art. 3, comma 4-ter del D.Lgs n. 346/1990). Ove manchi una delle condizioni di cui sopra, la donazione è soggetta all’imposta sulle successioni e donazioni.
L’Agenzia precisa, inoltre, che le operazioni di conferimento di partecipazioni da parte di persone fisiche non imprenditori possono avvenire in base al regime di cui all’articolo 177, comma 2 del TUIR (cosiddetto “realizzo controllato”).
Tuttavia, richiamando la giurisprudenza comunitaria, l’Agenzia ritiene che tale regime - da considerare come regime speciale rispetto a quello della valutazione al valore normale di cui all’art. 9 del TUIR - si applichi solo ad operazioni caratterizzate da un obiettivo fondamento economico, quali la ristrutturazione o razionalizzazione delle attività delle società coinvolte. Non sarebbe invece applicabile ad operazioni la cui ragione prevalente è di transitare dal regime di tassazione IRPEF a quello più favorevole dell’IRES.
Resterebbe pertanto impregiudicato il potere dell’amministrazione finanziaria di disconoscere i vantaggi tributari delle operazioni, ex art. 37bis del DPR 600/73, qualora le stesse siano prive di valide ragioni economiche e finalizzate ad ottenere un indebito risparmio d’imposta riscontrabile, nel caso di specie, nell’aggiramento del principio dell’ordinamento tributario in base al quale i conferimenti di società devono essere valutati al valore normale dei beni e crediti conferiti (art. 9 del TUIR).
 
2.      Determinazione del valore di ammortamento dei terreni (Ris. 434/E)
La risoluzione n. 434 del 12 novembre riguarda le modalità di individuazione del valore fiscalmente ammortizzabile di un complesso immobiliare conferito.
La disciplina prevista dall’art. 36, commi 7 e 8 del DL 4 luglio 2006, n. 223 (c.d. manovra Visco-Bersani 2006) prevede che, ai fini dell’individuazione della base di calcolo delle quote di ammortamento fiscale, deve essere assunto il costo complessivo dei fabbricati strumentali al netto del costo delle aree occupate dalla costruzione.
Nel caso in cui tali aree non siano state acquisite autonomamente, il loro costo è pari al maggior valore tra quello esposto in bilancio nell’anno di acquisto e quello corrispondente al 20% del costo complessivo (30% per i fabbricati industriali).
Nel caso considerato, l’Agenzia chiarisce che nell’area conferita esistevano, al momento del trasferimento, delle opere (fondazione stradale, recinzioni, marciapiedi , aiuole etc) non idonee a configurare un “edificio significativo”, come definito dall’art. 2645-bis del Codice Civile (un rustico, comprensivo delle mura perimetrali delle singole unità, di cui sia stata completata la copertura).
Di conseguenza, non è applicabile la procedura di scorporo forfetario del valore del terreno da quello del fabbricato e l’intero costo del complesso conferito, comprensivo di opere, deve essere considerato come attribuibile al terreno e quindi non ammortizzabile fiscalmente.
 
3.      Tassazione per trasparenza dei trust (Ris. 425/E)
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 425/E del 5 novembre, in risposta ad un interpello ex art. 11 Legge n. 212/2000, chiarisce le modalità di applicazione del regime di tassazione per trasparenza in capo ai beneficiari dei redditi conseguiti dal trust (art.73, comma 2 del TUIR).
L’Agenzia chiarisce che tale regime fiscale è applicabile solo nei confronti di trust con beneficiari di reddito predeterminati dal disponente nell’atto costitutivo del trust o in atti successivi, quali titolari del diritto di pretendere dal trustee l’assegnazione del reddito (c.d. trust trasparenti).
Presupposto fondamentale per la tassazione per trasparenza è che il trustee non abbia alcun potere discrezionale nella scelta dei beneficiari, o nell’assegnazione del reddito, e che tale provento sia imputato direttamente al beneficiario individuato nello stesso periodo d’imposta di produzione.
Diversamente, nell’ipotesi in cui i redditi del trust siano accumulati dal trustee e devoluti ai beneficiari solo in un periodo successivo, tali trust devono qualificarsi come trust senza beneficiari individuati (c.d. trust fiscalmente opachi), con conseguente tassazione diretta dei redditi in capo ai trust, qualificandosi quest’ultimo come autonomo soggetto passivo d’imposta, equiparandolo ad un ente commerciale qualora svolga in via esclusiva o prevalente attività di tipo commerciale.
 
4.      Minusvalenze per annullamento di partecipazione in società liquidata (Ris. 420/E)
La risoluzione n. 420 del 5 novembre affronta il caso di liquidazione di una società di persone (snc) posseduta interamente da una società di capitali.
L’Agenzia chiarisce che la minusvalenza generata in capo alla società di capitale per effetto dell’annullamento della partecipazione nella società di persona liquidata, se di importo superiore ai 5 milioni di euro, è soggetta agli obblighi di comunicazione all’Agenzia delle Entrate a pena di indeducibilità fiscale, ai sensi dell’art. 1, c. 4, del DL 209/2002.
L’Agenzia ha chiarito, infatti, che sono soggette all’obbligo di comunicazione le operazioni di cessione di partecipazioni che costituiscono immobilizzazioni finanziarie e quelle equiparabili, tra le quali le operazioni che determinano il realizzo di una minusvalenza (es. il fallimento e la liquidazione volontaria della società partecipata).
Pertanto la società dovrà effettuare le comunicazioni entro 5 giorni dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel quale viene conclusa la liquidazione della società.
 
5.      Consolidato fiscale - società estera fiscalmente residente in Italia (Ris. 409/E)
La risoluzione n. 409 del 30 ottobre conferma la possibilità per una società francese, per la quale opera la presunzione di residenza fiscale in Italia ai sensi dell’art. 73, comma 5-bis del TUIR, di esercitare l’opzione per il regime del consolidato fiscale nazionale.
La presunzione di residenza in Italia opera perché l’impresa francese, che controlla il 100% di una o più società di capitali residenti in Italia, è a sua volta controllata al 100% da una banca italiana.
La risoluzione chiarisce, inoltre, che il trasferimento del controllo azionario della società estera dalla controllante italiana a soggetti non residenti comporta il venir meno dell’applicabilità, in capo alla controllante estera, della disposizione di riqualificazione della residenza fiscale in Italia. La perdita della soggettività passiva IRES in Italia che ne consegue, per l’Agenzia delle entrate, è equiparabile ad un trasferimento all’estero della residenza fiscale (art. 166 del TUIR, c.d. exit taxation) con l’effetto di assoggettare a tassazione al valore normale i beni facenti parte dell’azienda trasferita, salvo che gli stessi non siano confluiti in una stabile organizzazione situata nel territorio dello Stato.
La risposta dell’Agenzia solleva dubbi sulla compatibilità della norma interna con la disciplina comunitaria sulla libertà di stabilimento (Corte di Giustizia Europea C-9/02, causa Lasteyrie du Saillant).
 
6.      Imputazione del reddito di società estera controllata (Ris. 427/E)
La risoluzione n. 427 del 10 novembre riguarda una risposta ad un interpello disapplicativo della disciplina sulle Controlled Foreign Company (CFC), di cui all’art. 167 del TUIR, avente ad oggetto una società controllata estera, localizzata in Svizzera, che svolge un’attività commerciale di distribuzione di beni.
L’impresa è soggetta alla normativa CFC perché beneficia di un regime fiscale privilegiato assimilabile a quello delle società ausiliarie svizzere - esenzione da imposte municipali e cantonali - menzionate dall’art. 3, n.14 del DM 21 novembre 2001 (c.d. black list).
La risoluzione nega la disapplicazione della normativa antielusiva per la CFC svizzera ritenendo che essa, benché disponga di una struttura organizzativa adeguata, non svolga un’effettiva attività economica in Svizzera.
Si segnala che, in passato, l’amministrazione finanziaria ha negato la disapplicazione della normativa per una CFC estera che svolgeva attività di commercializzazione, proprio a causa dell’assenza di un’organizzazione idonea (magazzino insufficiente allo stoccaggio delle merci che non transitano per la CFC estera) e della mancanza di un effettivo potere decisionale in capo alla CFC (risoluzione n. 387/2002).
In questo caso, l’Agenzia nega la disapplicazione richiamando i principi fissati nella sentenza della Corte di Giustizia Europea C-196/04 (Cadbury Schweppes), nella quale viene stabilito che una costruzione societaria estera è effettivamente radicata in uno stato membro solo se è creata per essere integrata nello stato ospite, cioè costituita allo scopo di partecipare, in maniera stabile e continuativa, alla vita economica di uno stato membro diverso dal proprio Stato di origine.
L’Agenzia sostiene che, nel caso di specie, la CFC svizzera non può ritenersi radicata nel territorio elvetico perché essa opera principalmente su mercati diversi, svolgendo la propria attività commerciale “estero su estero”, senza che i beni oggetto di commercializzazione transitino per il territorio elvetico.
 
7.      Deducibilità delle svalutazioni dei crediti in caso di affitto di azienda (Ris. 424/E)
La risoluzione n. 424 del 5 novembre fornisce importanti chiarimenti sulla deducibilità delle svalutazioni crediti in caso di affitto di azienda (art. 101 e 109 del TUIR).
L’Agenzia chiarisce che il trasferimento del magazzino e dei crediti, a seguito del contratto in affitto, non comporta per la società concedente il realizzo delle svalutazioni tassate, perché i relativi fondi di svalutazione tassati sono riconosciuti in capo alla società affittuaria.
Ciò risponde ai principi della disciplina civilistica del contratto di affitto di azienda (art. 2558 del codice civile), in forza della quale è previsto che l’affittuaria subentri alla concedente nelle titolarità dei rapporti giuridici e dei relativi valori patrimoniali (quindi anche le posizioni fiscali) dell’azienda oggetto di trasferimento.
Conseguentemente, solo l’affittuaria potrà dedurre le perdite fiscali sui crediti inclusi nel patrimonio aziendale trasferiti, verificatesi ovviamente in pendenza del rapporto di affitto, sempre qualora le stesse perdite risultino da elementi certi e precisi ai sensi dell’art. 101, comma 5 del TUIR.
 
IRAP
 
8.      Deduzioni per società con attività regolamentate (Ris. 428/E - 429/E - 430/E)
Alcune recenti risoluzioni chiariscono l’esclusione dal beneficio del cuneo fiscale e contributivo ai fini IRAP (art. 11, comma 1, lettera a del D.Lgs 446/1997) delle società che operano in concessione o tariffa (c.d. pubblic utilities).
L’amministrazione, richiamando la circolare n. 61 del 19 novembre 2007, ha chiarito che l’esclusione opera nei confronti dei soggetti per i quali risultano verificati entrambi i seguenti requisiti:

  • lo svolgimento dell’attività avviene in forza di una concessione traslativa, cioè di un provvedimento con il quale l’ente pubblico conferisce al privato diritti o potestà inerenti un’attività economica in origine riservata alla pubblica amministrazione;
  • il corrispettivo della concessione è costituito da una tariffa, cioè da un prezzo fissato o “regolamentato” dalla pubblica amministrazione in misura tale da assicurare l’equilibrio economico-finanziario dell’investimento.


In conformità a tali principi, l’Agenzia ha escluso dall’ambito del cuneo fiscale IRAP:

  • il servizio pubblico di trasporto svolto in forza di un contratto di servizio con l’ente locale: perché si ritiene che la definizione “ampia” di concessione includa qualsiasi affidamento di funzioni di interesse pubblico ad un privato (corrisposto con tariffa), prescindendo dal nomen iuris dell’atto, non di natura provvedimentale, con il quale detto affidamento è posto in essere (risoluzione n. 428);
  • il trasporto funiviario pubblico nelle aree sciabili: perché la stessa Commissione europea ha stabilito che non rileva la circostanza che l’attività affidata in concessione non era originariamente riservata alla pubblica amministrazione (risoluzione n. 429).

L’Agenzia ha inoltre chiarito, per le imprese che svolgono sia attività regolamentate sia attività liberalizzate, per le quali possono beneficiare del cuneo fiscale, le modalità attraverso le quali operare la separazione contabile delle due attività (risoluzione n. 430).
 
IVA
 
9.      Cessione di azienda - Trasferimento dei crediti (Ris. 417/E)
Con la risoluzione n. 417/E del 31 ottobre, l’Agenzia delle Entrate fornisce alcuni chiarimenti sugli adempimenti IVA necessari - con particolare riferimento alla gestione del credito IVA e a quella dello status di esportatore abituale - a seguito della cessione di un ramo di azienda da parte di un soggetto non residente (con estinzione dello stesso) con rappresentante fiscale italiano, nei confronti di un altro soggetto non residente che per operare in Italia ha nominato un altro rappresentante fiscale.
Preliminarmente l’Agenzia, riprendendo una precedente interpretazione fornita nel 2007, chiarisce che quando un’operazione straordinaria riguarda due soggetti non residenti che si sono identificati ai fini IVA in Italia, valgono gli stessi obblighi e gli stessi diritti previsti dalla disciplina IVA per operazioni straordinarie fra soggetti residenti.
Con riferimento al modello AA7/9 di dichiarazione di inizio, variazione dati e cessazione dell’attività, che deve essere presentato anche nelle ipotesi di trasformazioni sostanziali soggettive, viene precisato che tale dichiarazione deve essere presentata dall’avente causa (barrando la casella 1c del quadro D, relativa al caso di trasformazione che comporta il trasferimento totale dell’azienda).
Quanto alla possibilità di trasferimento del plafond, anche in assenza di una specifica clausola in tal senso nell’atto di cessione dell’azienda, l’Agenzia ritiene che il subentro nella posizione di esportatore abituale da parte del cessionario nonché l’“acquisizione” del plafond maturato originariamente dal cessionario si realizza solo quando ricorrono due condizioni: 1) il cessionario continua, senza soluzione di continuità, l’attività relativa al complesso aziendale oggetto di trasferimento, in precedenza svolta dal cedente; e 2) il cessionario subentra nei rapporti giuridici (attivi e passivi) relativi al complesso aziendale cedutogli. Se sussistono tali condizioni, il dante causa deve barrare la casella PL della sezione 1 del quadro D del modello AA7/9.
Quanto agli obblighi dichiarativi, poiché l’operazione oggetto di analisi è avvenuta dopo la chiusura del periodo d’imposta 2007, ma prima della scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione IVA relativa a tale periodo, il cessionario deve provvedere a presentare sia la propria dichiarazione relativa al 2007, sia quella del soggetto dante causa (sempre che quest’ultimo non abbia già provveduto autonomamente alla presentazione di tale dichiarazione).
Per quanto riguarda la dichiarazione relativa al 2008, periodo nel quale è avvenuta la trasformazione sostanziale soggettiva, il soggetto avente causa deve presentare la propria dichiarazione IVA composta di due moduli, uno per sé ed uno per la cedente, relativo al periodo compreso tra il 1 gennaio ed il 31 marzo 2008 (la cessione ha efficacia a decorrere dal 1 aprile 2008).
La cessione d’azienda, inoltre, comporta anche la trasmissione alla cessionaria del diritto di chiedere a rimborso il credito IVA relativo al periodo 2007: la cessionaria, pertanto, precisa l’Agenzia, è legittimata a presentare il modello VR, indicando in tale modello, nel campo relativo al dichiarante, il rapporto che intercorre tra la società dichiarante (la cessionaria) e il soggetto che aveva maturato il credito (cedente). Analogamente, anche per quanto concerne il credito IVA maturato nel corso del primo trimestre del 2008, la società cessionaria è legittimata a presentare il modello TR.
 
10.Cessione di ramo di azienda - Regime di esenzione (Ris. 414/E)
Con la risoluzione n. 414/E del 31 ottobre, l’Agenzia ha fornito i primi chiarimenti sulla nuova disciplina di esenzione delle prestazioni di servizi effettuate da consorzi o società consortili nei confronti dei consorziati o soci (art. 10, c.2 del D.P.R. n. 633/72).
L’Agenzia delle Entrate, in particolare, ha chiarito:

  • come deve essere determinata la percentuale di detrazione, non superiore al 10%, che i consorziati o soci devono aver avuto nei tre anni precedenti, precisando che il limite massimo di detraibilità deve essere verificato in capo al singolo consorziato con riferimento al triennio solare precedente (quindi come media aritmetica dei tre anni);
  • che in caso di superamento della percentuale del 10% con riferimento ad una delle attività esercitate separatamente da un consorziato, non sarà possibile applicare l’esenzione per le prestazioni effettuate dal consorzio nei confronti di tale soggetto, senza che ciò comporti necessariamente l’obbligo per quest’ultimo di uscire dalla struttura consortile.

11.Applicazione dell’inversione contabile al “global service” (Ris. 432/E)
La risoluzione n. 432/E del 12 novembre fornisce ulteriori chiarimenti sull’applicazione del meccanismo dell’inversione contabile in relazione alle prestazioni eseguite tra appaltatore e subappaltatore nel settore edile.
La risoluzione, facendo riferimento ad una consolidata giurisprudenza del Consiglio di Stato ha, in particolare, indicato che un contratto di “global service”, fattispecie negoziale riscontrabile maggiormente nel campo delle manutenzioni immobiliari, è equiparabile, quanto agli effetti giuridici, ad un contratto di appalto (di lavoro o di servizi).
Se dalla qualificazione del contratto è riscontrabile la prevalenza delle prestazioni di lavoro edile, rispetto agli altri servizi di manutenzione inclusi nel contratto stesso, la fattispecie integra un appalto di lavori, con la conseguenza che, sussistendo le altre condizioni prescritte dall’articolo 17, comma 6, del D.P.R. n. 633/72, risulterà applicabile il “reverse charge”.
 
12.Termine per l'emissione della nota di variazione (Ris. 449/E)
La risoluzione n. 449/E del 21 novembre fornisce precisazioni in relazione ai presupposti e ai termini per poter emettere una nota di credito nel caso di risoluzione del contratto dovuta a sequestro.
In primo luogo la risoluzione indica che, per effetto del combinato disposto dell’articolo 26 e dell’art. 19 del D.P.R. n. 633/72, la nota di variazione deve essere emessa al più tardi con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui si è verificato il presupposto per operare la variazione. Sulla scorta di precedenti interventi giurisprudenziali, viene chiarito inoltre che, se si verifica una causa di estinzione di un contratto in relazione alla quale il cedente o il prestatore abbia già emesso fattura ed assolto il conseguente obbligo di pagamento dell’Iva, il medesimo soggetto ha diritto di emettere la nota di variazione e di detrarre l’imposta, a norma dell’articolo 26, secondo comma, del D.P.R. n. 633 del 1972, senza che sia necessario un formale atto di accertamento (negoziale o giudiziale) del verificarsi dell'anzidetta causa di risoluzione.
Nel caso oggetto di analisi, infine, la risoluzione ha indicato che gli effetti risolutivi del contratto si sono generati a seguito del decreto penale che ha disposto il sequestro dei beni relativi alla società committente del servizio, e non con il successivo decreto del Giudice delegato che invitava l’amministratore giudiziario della società a ritenere risolto il contratto per sopravvenuta impossibilità oggettiva della prestazione. Conseguenza di tale ragionamento è che nel caso prospettato il temine previsto dall’articolo 19 per esercitare la detrazione è da ritenersi spirato, perché decorreva dal momento in cui è stato disposto il sequestro.
 
13. Imponibilità dei servizi antincendio (Ris. 439/E)
Con la risoluzione n. 439/E del 12 novembre l’Agenzia fornisce chiarimenti sul trattamento IVA da applicare ad un contratto avente ad oggetto il servizio di spegnimento degli incendi boschivi mediante velivoli, stipulato tra un’ATI - costituita da una società residente ed una società spagnola - e il Dipartimento della protezione civile.
L’Agenzia indica che le prestazioni dedotte nel contratto costituiscono una prestazione complessa e non un contratto di noleggio di aeromobili. Non risulta, pertanto, applicabile la disposizione dell’articolo 8-bis del D.P.R. n. 633/72 che prevede la non imponibilità delle prestazioni di noleggio effettuate nei confronti di organi dello Stato.
 
14. Canoni di concessione di impianto eolico (Ris. 438/E)
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 438/E, indica quale sia la corretta aliquota applicabile al caso di un contratto di concessione avente ad oggetto la progettazione, l’esecuzione, la gestione funzionale, la manutenzione ordinaria e straordinaria e il diritto di utilizzo di un impianto eolico. Secondo l’interessato il contratto di concessione in uso può essere ricondotto all’ambito applicativo dell’articolo 16 del D.P.R. n. 633/72, laddove si indica che “per le prestazioni di servizi derivanti, tra l’altro, da contratti di locazione finanziaria di noleggio e simili, l’imposta si applica con la stessa aliquota che sarebbe applicabile in caso di cessione dei beni dati in locazione finanziaria, noleggio e simili”; in virtù di tale disposizione viene richiesta l’applicabilità dell’aliquota del 10%.
L’Agenzia chiarisce invece che il legislatore, richiamando nella norma citata i contratti di locazione finanziaria, noleggio e simili, non ha inteso ricomprendere tutte le tipologie contrattuali che consentono ad un soggetto di entrare nella disponibilità di un bene. Il termine “simili”, esprime un concetto residuale da intendere in senso estremamente restrittivo, con la conseguenza che non si possono includere nell’ambito applicativo della norma i contratti di “concessione”.
Ne discende, pertanto, che alla fattispecie analizzata si applica l’aliquota ordinaria.
 
15. Prestazioni rese da professionisti non residenti (Ris. 437/E)
Con la risoluzione n. 437/E del 12 novembre, l’Agenzia delle Entrate fornisce alcuni chiarimenti sull’interpretazione dell’articolo 7, comma 4, lettera f-quinquies del DPR n. 633/72, in relazione a prestazioni di intermediazione sulla commercializzazione di beni rese da soggetti non residenti. La norma prevede che le intermediazioni effettuate da un soggetto che agisce in nome e per conto di terzi sono soggette ad IVA in Italia quando è ivi effettuata l’operazione principale cui l’intermediazione si riferisce. Tuttavia, qualora il committente sia un soggetto passivo identificato in un altro Stato Membro, la prestazione di intermediazione si considera territorialmente rilevante in tale paese, mentre si considerano effettuate in Italia le prestazioni di intermediazione rese a soggetto di imposta identificato ai fini IVA in Italia.
Con riguardo alle esportazioni e alle cessioni intra-comunitarie con beni in partenza dall’Italia e alle esportazioni con beni in partenza dal territorio di un altro Stato Membro, l’Agenzia ha precisato che le prestazioni di intermediazione effettuate dal soggetto non residente (privo di stabile organizzazione e di registrazione ai fini IVA in Italia) sono territorialmente rilevanti in Italia in quanto il committente è un soggetto passivo d’imposta nazionale. Il committente, pertanto, è debitore d’imposta che dovrà essere assolta secondo le modalità previste dall’articolo 17, comma 3 del D.P.R. n. 633/72.
 
16. Consulenza resa da soggetto residente in altro Stato Membro (Corte di Giustizia Europea, causa C-291/07)
Con la sentenza pronunciata il 6 novembre sul caso C-291/07, la Corte di Giustizia Europea ha fornito un chiarimento sull’assoggettabilità all’IVA delle prestazioni di servizi di consulenza effettuate da un soggetto stabilito in un altro Stato Membro, qualora il committente eserciti sia attività commerciale, sia attività che esulano dal campo di applicazione del tributo e tali prestazioni siano usufruite nell’ambito di quest’ultima tipologia di attività.
La Corte ha ritenuto che il destinatario di una prestazione di servizi di consulenza fornita da un soggetto stabilito in un altro Stato Membro, il quale eserciti allo stesso tempo attività economiche ed attività che esulano dall’ambito di applicazione dell’IVA, deve essere considerato come soggetto passivo d’imposta, anche se la prestazione viene utilizzata solo per il fabbisogno di queste ultime attività.
La decisione è motivata dal fatto che l’art. 9, n. 2, lett. e) della sesta direttiva (art. 56, n. 1, lett. c), nel testo refuso) non precisa se la sua applicazione sia soggetta alla condizione che il soggetto passivo beneficiario di una prestazione di servizi utilizzi tale prestazione per il fabbisogno della sua attività economica. Pertanto, in assenza di un’esplicita precisazione, si deve considerare che la circostanza che il soggetto d’imposta utilizzi i servizi in questione per attività che esulano dal campo di applicazione della sesta direttiva non osta all’applicazione di tale disposizione.
 
VARIE
 
17. Previdenza complementare - Tassazione del riscatto totale (Ris. 421/E)
La risoluzione n. 421/E del 5 novembre torna a fornire chiarimenti sul regime fiscale delle somme derivanti dal riscatto dei fondi di previdenza complementare, tema già affrontato nella risoluzione n. 399/E dello scorso mese, chiarendo il caso del riscatto volontario.
La risoluzione chiarisce che tali prestazioni pensionistiche (erogate sotto forma di capitale) sono soggette alle disposizioni del Dlgs n. 252/2007, il quale prevede differenti regimi fiscali applicabili a specifiche ipotesi di riscatto (procedure di mobilità, CIG, invalidità permanente, inoccupazione per periodi superiori ai 18 mesi, riscatto dell’erede).
Inoltre la risoluzione, richiamando il regime transitorio illustrato dalla circolare n. 70 del 2007, chiarisce che occorre distinguere l’ammontare delle prestazioni riscattate riferite ad ammontari maturati dal 1° gennaio 2007 (data di entrata in vigore del decreto legislativo) dagli ammontari accumulati fino al 31 dicembre 2006, per i quali continuano ad applicarsi le disposizioni previgenti.
Ciò comporta che si avranno i seguenti diversi regimi di tassazione:

  • ammontare maturato fino al 31 dicembre 2000 (M1), soggetto a tassazione con i criteri previsti per il TFR (art. 16, comma 1, lett. a del TUIR);
  • ammontare maturato dal 1° gennaio 2001 al 31 dicembre 2006, soggetto a tassazione ordinaria sull’importo della prestazione, al netto dei redditi già assoggettati ad imposta e dei contributi non dedotti, posto che il riscatto volontario non può beneficiare del regime di tassazione separata (previsto per le cause di pensionamento o di cessazione del rapporto di lavoro per mobilita' o per altre cause non dipendenti dalla volontà delle parti);
  • ammontare maturato dal 1° gennaio 2007, soggetto a ritenuta a titolo d’imposta del 23% (posto che il riscatto volontario non rientra tra le cause previste analiticamente).

18. Estromissione dei beni dal patrimonio dell’imprenditore individuale (Ris. 433/E)
Con la risoluzione n. 433/E del 12 novembre, l’Agenzia delle Entrate affronta il caso dell’applicabilità dell’agevolazione prevista dall’articolo 1, comma 37 della Finanziaria 2008 per l’estromissione dei beni posseduti dall’imprenditore individuale nel caso di una società in nome collettivo che, a seguito del recesso di un socio, non ha costituito la pluralità dei soci nel termine di sei mesi, come previsto dall’articolo 2272 del codice civile.
L’Agenzia, facendo riferimento ad alcune pronunce della Corte di Cassazione, indica che la continuazione dell’impresa in forma individuale è sempre preceduta dallo scioglimento della società e dalla liquidazione della medesima. Quando con il decorso dei sei mesi dal venir meno della pluralità dei soci si determina lo scioglimento della società, deve essere effettuata la liquidazione, che si conclude con l’assegnazione del patrimonio sociale residuo al socio superstite, ai fini della successiva estinzione della società stessa.
Poiché nel caso in esame il contribuente, decorso il termine semestrale, non aveva ultimato la fase di liquidazione della società con conseguente assegnazione del patrimonio al socio superstite e cancellazione della stessa dal registro delle imprese, egli non ha la qualifica di imprenditore individuale necessaria per beneficiare dell’agevolazione in commento.
 
19. Imposta di registro - Locazioni finanziarie immobiliari "in pool" (Ris. 443/E)
L’Agenzia delle Entrate chiarisce, con la risoluzione n. 443/E del 17 novembre, le modalità di applicazione dell’imposta di registro a contratti di locazione finanziaria di immobili in pool. La fattispecie riguarda casi in cui una banca concede, congiuntamente con altre banche, i beni immobili all’utilizzatore. In questi casi le banche sono titolari dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto in proporzione alla rispettiva quota di partecipazione al pool.
Con riferimento alla fattispecie prospettata, l’Agenzia chiarisce che viene stipulato un unico contratto di locazione finanziaria nei confronti dell’utilizzatore, e che le banche o gli enti di intermediazione creditizia assumono la parte contrattuale di “concedente”. Di conseguenza, anche nella variante in pool del contratto di leasing finanziario, le parti che intervengono nel contratto di leasing finanziario restano individuabili nel concedente (pool delle società di leasing), fornitore del bene e utilizzatore.
Alla luce di tale qualificazione soggettiva del contratto, ciascuna delle società di leasing partecipanti al pool (in qualità di ‘concedente’ nel contratto di leasing immobiliare) è tenuta alla registrazione del contratto di locazione finanziaria (articoli 5 e 10 del TUIR). Le società di leasing partecipanti al pool, nella qualità unitaria di “parte contraente”, sono, ai sensi del combinato disposto degli articoli 54 e 57 del TUR, solidalmente obbligate al pagamento dell’imposta di registro.
L’obbligo di pagamento riguarda la totalità dell’imposta di registro dovuta considerato che, nel caso di specie, esiste un unico contratto di locazione finanziaria in cui tutte le banche (o gli enti di intermediazione creditizia) assumono la posizione contrattuale di “concedente”. Nessuna rilevanza assume nei confronti dell’amministrazione finanziaria la regolamentazione interna dei rapporti obbligatori delle società costituenti il pool e i diritti e gli obblighi che le stesse assumono tra loro reciprocamente.
 
20. Fondi immobiliari - Regime speciale di tassazione (Circ. 61/E)
L’articolo 82, commi da 17 a 22, del DL n. 112/08 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133/08 ha apportato rilevanti modifiche alla disciplina fiscale dei fondi immobiliari chiusi di cui all’articolo 37 del decreto legislativo n. 58/98 (TUF). Le novità normative sono applicabili a quei fondi che investono il proprio patrimonio esclusivamente o prevalentemente in beni immobili, in diritti reali immobiliari e in partecipazioni in società immobiliari.
La Circolare n. 61/E del 3 novembre fornisce un quadro di sintesi delle novità normative introdotte in materia.
In primo luogo, le norme in esame hanno innalzato dal 12,50 per cento al 20 per cento l’aliquota della ritenuta alla fonte applicabile sui redditi di capitale derivanti dalla partecipazione ai fondi di investimento immobiliare, allineando, in tal modo, il prelievo fiscale sui predetti proventi a quello previsto per le plusvalenze derivanti dalla cessione di immobili e ai proventi derivanti dalla partecipazione alle Società di Investimento Immobiliare Quotate (SIIQ).
L’Agenzia chiarisce, sulla scorta di quanto già indicato con la circolare n. 22/E del 19 giugno 2006, che rimangono qualificabili come redditi diversi le plusvalenze realizzate mediante la cessione a titolo oneroso delle quote di partecipazione in fondi immobiliari; tali plusvalenze non sono soggette a ritenuta, ma all’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi del 12,5%. Qualora questi redditi diversi siano realizzati da investitori non residenti trovano applicazione i principi generali contenuti nell’articolo 23, comma 1, lettera f), del TUIR in base ai quali le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di titoli sono imponibili in Italia soltanto se tali titoli non sono negoziati in mercati regolamentati e sono detenuti nel territorio di tale Stato. In ogni caso, chiarisce l’Agenzia, se i soggetti sono residenti in Stati o territori che consentono un adeguato scambio di informazioni, i redditi in questione non sono imponibili (ai sensi dell’articolo 5, comma 5, del D.Lgs. n. 461/97).
Il comma 18-bis del D.L. n. 112/08 ha previsto l’aumento al 20% dell’imposta sostitutiva sui redditi diversi di natura finanziaria realizzati a seguito della cessione o del rimborso delle quote di partecipazione ai fondi immobiliari a ristretta base partecipativa o familiari. L’imposta sostitutiva con la maggiore aliquota dovrà essere applicata non solo direttamente dal contribuente nella dichiarazione dei redditi, ma anche dall’intermediario abilitato nel caso in cui il contribuente abbia optato per il regime del risparmio amministrato. Secondo le indicazioni dell’Agenzia, le plusvalenze realizzate mediante la cessione a titolo oneroso di quote di partecipazione in fondi immobiliari a ristretta base partecipativa o familiari, in quanto soggette all’imposta sostitutiva con la maggiore aliquota del 20 per cento dovranno essere sottoposte alla predetta imposta in via separata rispetto alle plusvalenze e agli altri redditi diversi di natura finanziaria soggetti ad imposta sostitutiva con la minore aliquota del 12,50 per cento. Di conseguenza, tali plusvalenze non potranno essere compensate con l’eventuale eccedenza delle minusvalenze e degli altri oneri rispetto alle plusvalenze e ai proventi soggetti ad imposta sostitutiva con l’aliquota del 12,50 per cento.
I commi da 17 a 20 dell’articolo 82 hanno istituito uno speciale regime di tassazione, consistente nell’applicazione di un’imposta patrimoniale dell’1% del valore del patrimonio netto nei confronti dei fondi a ristretta base partecipativa.
Si tratta di quei fondi per i quali i regolamenti di gestione non prevedano la quotazione dei certificati partecipativi in mercati regolamentati italiani o esteri, che abbiano un patrimonio (al lordo dell’indebitamento) inferiore a 400 milioni di euro e che presentino almeno una delle seguenti caratteristiche:
a) le quote del fondo siano detenute da meno di 10 partecipanti, salvo che almeno il 50 per cento di tali quote siano detenute da investitori istituzionali, dai soggetti indicati nell’articolo 6 del decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239, da imprenditori individuali, società ed enti, se le partecipazioni sono relative all'impresa commerciale, nonché da enti pubblici, enti di previdenza obbligatoria e enti non commerciali;
b) indipendentemente dal numero dei partecipanti, se si tratta di fondi riservati e speculativi in cui più dei due terzi delle quote siano detenuti complessivamente, nel corso del periodo d’imposta, da una o più persone fisiche legate fra loro da rapporti di parentela o affinità, nonché da società ed enti di cui le persone fisiche medesime detengano il controllo ovvero il diritto di partecipazione agli utili superiori al 50 per cento e da trust di cui siano disponenti o beneficiari, salvo che le predette quote siano relative ad imprese commerciali.
Al fine della determinazione della base imponibile su cui applicare l’imposta patrimoniale, nella circolare viene precisato che il valore netto contabile del fondo deve essere determinato effettuando la media fra il valore del patrimonio del fondo risultante dalla relazione semestrale (se predisposta) e quello risultante dal rendiconto annuale, salvo che la società di gestione non proceda alla distribuzione di proventi. In quest’ultimo caso, infatti, i valori fra cui effettuare la media possono essere più di due, dovendosi considerare, oltre ai due valori precedentemente indicati, anche il valore del patrimonio del fondo risultante dal rendiconto di gestione predisposto in relazione alla distribuzione di proventi. Tale criterio di determinazione del valore netto contabile del fondo trova applicazione nel caso in cui il fondo abbia operato per tutto l’anno. Nel caso di fondi avviati o cessati in corso d’anno, ai fini del calcolo della media annua si assumono, rispettivamente, i valori del patrimonio alla data di avvio o di cessazione del fondo.
L’imposta sostitutiva deve essere corrisposta in un’unica soluzione dalle società di gestione del risparmio entro il 16 febbraio dell’anno successivo al prelievo. Pertanto, il primo versamento dell’imposta sarà effettuato il 16 febbraio 2009.
Va infine rilevato che il comma 22 dell’articolo 82 ha introdotto una nuova presunzione di residenza fiscale nel territorio dello Stato, in relazione a società ed enti non residenti con patrimonio prevalentemente investito in fondi immobiliari. Secondo la nuova norma, tali società ed enti si considerano residenti se ricorrono congiuntamente le seguenti due condizioni:

  • hanno investito il loro patrimonio in misura prevalente nelle quote di fondi immobiliari di cui all’articolo 37 del TUF;
  • sono controllati, direttamente od indirettamente, per il tramite di società fiduciarie o per interposta persona, da soggetti residenti in Italia.

Le società e gli enti non residenti che sono considerati fiscalmente residenti in Italia in forza della nuova presunzione dovranno essere considerati tali agli effetti dell’applicazione della nuova imposta patrimoniale dell’uno per cento.
 
21. Cessione di compendio immobiliare (Sentenza Corte di Cassazione n. 24913/08)
Con la sentenza n. 24913/08 del 10 ottobre, la Corte di Cassazione ha affermato la sussistenza   della   cessione d’azienda, con assoggettabilità all’imposta di registro e non all’IVA, nell’ipotesi di trasferimento di un complesso organico di beni dotato di un’attitudine, anche solo potenziale, alla produzione di beni e servizi, indipendentemente dal fatto che all’atto della cessione il complesso aziendale sia materialmente utilizzato per l’esercizio di un’impresa.
 
22. Efficacia delle risoluzioni ministeriali (Sentenza Corte di Cassazione n. 21154/08)
Con la sentenza n. 21154/08, la Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale in tema di efficacia delle interpretazioni fornite dall’amministrazione finanziaria.
La Corte precisa che l’amministrazione finanziaria non ha poteri discrezionali nella determinazione delle imposte dovute e, di fronte alle norme tributarie, l’amministrazione ed il contribuente si trovano su un piano di parità, per cui la cosiddetta interpretazione ministeriale non vincola né i contribuenti, né i giudici, né costituisce fonte del diritto. Di conseguenza a detti atti non può essere esteso il controllo di legittimità affidato alla Corte di Cassazione, perché essi non costituiscono manifestazione di attività normativa, ma atti interni alla pubblica amministrazione destinati ad esercitare una funzione direttiva nei confronti degli uffici dipendenti, ma non idonei ad incidere sul rapporto tributario.
 

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Decreto-legge n.185 del 28 novembre 2008 “Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anticrisi il quadro strategico nazionale”
 
Il 29 novembre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legge n. 185, cosiddetto decreto anticrisi. Si riporta di seguito una breve sintesi delle principali novità fiscali del decreto, rinviando l’approfondimento delle misure ad una successiva circolare.
 
Proroga detassazione contratti di produttività (art. 5)
Il regime di detassazione del DL n. 93/2008 è prorogato per il 2009 con riferimento ai premi produttivi, con esclusione di straordinari e part time. L’importo massimo annuale agevolabile è pari a 6.000 euro. Il decreto inoltre innalza il limite reddituale per beneficiare dell’agevolazione da 30.000 a 35.000 euro, al lordo delle somme già assoggettate ad imposta sostitutiva nel 2008.
 
Deduzione dall’IRES dell’IRAP (art. 6)
A decorrere dal 2008, si introduce la deducibilità dal reddito di impresa di una quota pari al 10% dell’IRAP, forfetariamente riferibile alle spese per interessi passivi o per personale dipendente e assimilato. La formulazione della norma non è chiara, ma sembra da intendersi che la deduzione sia determinata nell’importo fisso del 10% dell’imposta Irap pagata, a prescindere dalle effettive spese sostenute per interessi e costo del lavoro.
Si riconosce inoltre il diritto al rimborso dell’imposta sui redditi corrispondente alla quota dell’IRAP deducibile in relazione ai precedenti periodi di imposta, previa presentazione di un’istanza per chi non l’avesse già fatto.
 
Pagamento dell’Iva al momento dell’effettiva riscossione (art. 7)
In via sperimentale si introduce, dal 2009 al 2011, la possibilità di applicare l’Iva al momento dell’effettiva riscossione per tutte le cessioni di beni e prestazioni di servizi. Di conseguenza, l’imposta sarà dovuta all’erario solo dopo l’incasso del corrispettivo e potrà essere detratta solo dopo che il contribuente ha ricevuto il pagamento. Trascorso un anno, l’imposta diverrà esigibile anche in assenza di pagamento.
La norma subordina peraltro l’efficacia della norma alla preventiva autorizzazione comunitaria. Un decreto ministeriale fisserà, sulla base delle indicazioni dell’autorizzazione comunitaria, quali saranno i contribuenti ammessi alla deroga sulla base del loro volume d’affari e le altre disposizioni attuative.
Il regime proposto non opera per i regimi speciali (es. regime dell’editoria, regime dei tour operators, regime dei beni usati) né nel caso di operazioni per le quali l’imposta è assolta dal cessionario o committente con il metodo dell’inversione contabile (reverse charge).
 
Revisione congiunturale speciale degli studi di settore (art. 8)
Al fine di tener conto degli effetti della crisi economica e dei mercati, con particolare riguardo a determinati settori ed aree territoriali, il Ministero dell‘Economia potrà procedere alla revisione degli studi di settore sulla base dei dati della contabilità nazionale, degli elementi acquisiti presso istituti ed enti specializzati nelle analisi economiche nonché delle segnalazioni degli osservatori regionali per gli studi di settore.
 
Riduzione dell’acconto IRES e IRAP (art. 10)
La misura dell’acconto IRES e IRAP è ridotta dal 100% al 97% per il periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore del decreto. Chi ha già versato l’acconto potrà recuperare l’eccedenza sotto forma di credito di imposta in compensazione. Va tuttavia ricordato che tale compensazione è soggetta al limite annuale di euro 516.456,90. Si precisa inoltre che la norma prevede l'emanazione di un DPCM che dovrebbe stabilire le modalità per il versamento della differenza non corrisposta entro la fine dell'anno.
 
Riallineamento e rivalutazione volontaria di valori contabili (art. 15)
La norma prevede tre misure:

  • per i soggetti IAS, una disciplina facoltativa di riallineamento delle differenze tra valori civili e fiscali, con distinte aliquote d’imposta per l’affrancamento a seconda del tipo dei disallineamenti e della modalità del riallineamento (aliquota ordinaria IRES e IRAP comprensiva delle maggiorazioni, oppure imposta sostitutiva del 16%);
  • la possibilità, sia per i soggetti IAS che non IAS, di affrancare i maggior valori iscritti in bilancio a seguito di conferimento di azienda, fusione e scissione, a titolo di avviamento e sui beni diversi dalle immobilizzazioni materiali e immateriali ricevute, versando l'aliquota ordinaria (comprese le eventuali maggiorazioni) dell’IRES e dell’IRAP (16% per l’avviamento e marchi di impresa);
  • la possibilità di rivalutare, nel bilancio dell’esercizio 2008, i beni immobili con esclusione delle aree fabbricabili e degli immobili merce risultanti dal bilancio 2007. Il saldo attivo risultante dalle rivalutazioni deve essere imputato ad incremento del capitale o ad una apposita riserva di patrimonio netto. Il maggior valore attribuito ai beni può essere riconosciuto ai fini fiscali versando una imposta sostitutiva pari al 10% per gli immobili ammortizzabili e al 7% per gli immobili non ammortizzabili. Anche il saldo attivo di rivalutazione può essere affrancato versando una imposta sostitutiva delle imposte sul reddito, dell’Irap e di eventuali addizionali pari al 10%. I maggior valori sono riconoscibili ai fini fiscali dell’ammortamento e del plafond delle spese di manutenzione e riparazione a decorrere dal 2011.

Riduzione dei costi amministrativi a carico delle imprese (art. 16)
Sono previste varie semplificazioni fiscali, tra cui la riduzione delle sanzioni per ravvedimento operoso.
 
Attività di ricerca commissionata da soggetti esteri (art. 17, comma 2)
Viene chiarito, con norma di interpretazione autentica, che il credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo, previsto dalla legge finanziaria per il 2007, può essere fruito dalle imprese italiane anche per l'attività di ricerca commissionata da soggetti esteri, purchè siano residenti in Stati che consentono lo scambio d'informazioni.
L'intervento, come richiesto da Confindustria, supera la contraria interpretazione fornita dall'amministrazione finanziaria nella circolare 13 giugno 2008, n. 46 che penalizzava, tra gli altri, le imprese italiane di gruppi multinazionali che svolgono l'attività di ricerca in Italia su commissione della casa-madre estera.
 
Misure per assicurare la trasparenza e la copertura delle agevolazioni fiscali (art. 29)
Il decreto, con l'obiettivo dichiarato di assicurare il monitoraggio e l'effettiva copertura delle misure, elimina il meccanismo automatico per la fruizione delle agevolazioni fiscali per le attività di ricerca e per gli interventi di riqualificazione energetica, sul modello di quanto già fatto prima dell'estate per i crediti d'imposta agli investimenti nel Mezzogiorno. In particolare:

  • per il credito ricerca, si restringe l'accesso vincolandolo alla presentazione di un formulario di "prenotazione" da inviare in via telematica all'Agenzia delle Entrate. Sulla base dell’ordine cronologico delle richieste pervenute, l’Agenzia comunicherà un mero nullaosta finanziario per le attività di ricerca avviate prima del 29 novembre, e l’accoglimento o meno della richiesta per le attività di ricerca avviate dopo tale data;
  • per la detrazione per gli interventi di riqualificazione energetica si prevede l'invio di una richiesta preventiva all'Agenzia delle Entrate che deve comunicare al contribuente il proprio assenso. Solo per il 2008 e solo per le persone fisiche, in caso di rifiuto o mancata presentazione dell'istanza, spetta comunque una detrazione nella misura ridotta del 36% (anzichè del 55%) delle spese sostenute, con un importo massimo di 48mila euro per immobile da ripartire su 10 anni.

Il decreto contiene inoltre alcune modifiche alla disciplina degli istituti dell’accertamento con adesione e della conciliazione giudiziale, nonché la misura di abrogazione dell’aliquota IVA ridotta del 10% attualmente applicabile ai canoni di abbonamento della televisione digitale, trasmessa a mezzo cavo o via satellite.

 

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