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LE NOVITA' FISCALI DI APRILE 2009

13/05/2009

La presente circolare illustra le principali novità fiscali di interesse per le imprese relative al mese di aprile 2009.

*   *   *

IRES

1.      Deducibilita' degli interessi passivi (Circ. 19/E e Ris. 91/E);

2.      Scissione parziale di società - Cessione di quote (Ris. 97/E);

3.      Regime sostitutivo per la fusione inversa (Ris. 111/E);

4.      Consolidato fiscale nazionale - Fusione di società (Ris. 101/E);

5.      Enti non commerciali - Fusione per incorporazione (Ris. 102/E);

6.      Bonus ricerca e sviluppo  (Circ. 17/E);

7.      Bonus investimenti - Consorzio con attività esterna (Ris. 118/E);

8.      Bonus investimenti - Credito d’imposta (Ris. 88/E);

SOSTITUTI D’IMPOSTA

9.      Lavoratore residente all’estero - Assegnazione gratuita di azioni (Ris. 92/E);

10. Danno all'immagine - Indennità risarcitoria (Ris. 106/E);

IRAP

11. Attestazione dei costi di ricerca e sviluppo per società quotate (Ris. 104/E);

12. Parziale deducibilità forfetaria (Circ. 16/E);

IVA

13. IVA per cassa (Dm 26/3/09 e Circ. 20/E);

VARIE

14. Transazione fiscale: chiarimenti (Circ. 14/E);

15. Indirizzi per le attività di prevenzione e contrasto dell’evasione (Circ. 13/E);

16. Contribuenti sottoposti a “tutoraggio” (Provvedimento 6 aprile 2009);

17. Elusione fiscale (Cassazione n. 8487 del 2009);

18. Archiviazione informatica di documenti (Dm 6/3/09);

19. Direttiva UE su interessi e canoni (COM (2009) 179 def.);

20. Comunicazione della Commissione sulla buona governance fiscale (COM (2009) 201);

21. OCSE e paradisi fiscali;

22.  Taxation Papers della Commissione Europea.

 

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IRES

1.      Deducibilita' degli interessi passivi (Circ. 19/E e Ris. 91/E)

L’Agenzia delle Entrate ha fornito i primi chiarimenti sulla disciplina della deducibilità degli interessi passivi dal reddito d’impresa (art. 96 del TUIR), modificata dalla Legge Finanziaria 24 dicembre 2007, n. 244.

La norma prevede la deducibilità nell’esercizio degli interessi passivi ed oneri assimilati eccedenti l’ammontare degli interessi attivi, nel limite del 30% del risultato operativo lordo della gestione caratteristica (ROL - dato dalla differenza tra il valore ed i costi della produzione, escludendo gli ammortamenti delle immobilizzazioni, materiali ed immateriali, ed i canoni di locazione finanziaria). La quota di interessi indeducibile può essere dedotta negli esercizi successivi ove ci sia capienza di ROL.  

I soggetti che redigono il bilancio in base ai principi IAS, debbono individuare tra le voci del loro conto economico quelle corrispondenti alle voci rilevanti individuate dalla disciplina dell’art. 96 del TUIR.

Dal terzo periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007, la quota di ROL non utilizzata per la deduzione può essere riportata negli esercizi successivi.

Si indicano di seguito i punti principali affrontati dalla circolare n.19.

Con riferimento alle holding industriali, riprendendo quanto affermato nella risoluzione n. 91 del 2 aprile, viene precisato che una holding si considera “industriale” quando il valore contabile delle partecipazioni in società industriali è prevalente rispetto al totale del suo attivo patrimoniale. Le holding creditizie e finanziarie sono soggette, invece alla disciplina speciale di deduzione forfetaria del 96% degli interessi passivi, introdotta dall’art. 82, comma 1 del DL 112/08.

Con riferimento all’ambito oggettivo di applicazione della norma, devono essere inclusi anche gli interessi generati da contratti di “notional cash pooling”, posta la natura sostanziale di finanziamento dell’operazione, e gli interessi relativi ai contratti di locazione finanziaria. Gli interessi relativi al contratto di “zero bilance cash pooling”, pertanto, non rilevano ai fini della disciplina in oggetto.

Gli oneri o proventi “assimilati” agli interessi passivi e attivi devono essere individuati sulla base d’elementi economico-sostanziali che li rendano assimilabili ad un interesse finanziario, prescindendo dalla loro forma giuridica, conformemente a quanto previsto dai principi contabili internazionali.

Sono qualificati come oneri “assimilati” gli sconti passivi su finanziamenti ottenuti da banche; le commissioni passive su finanziamenti e per fidejussioni o altre garanzie; gli altri oneri da titoli di debito emessi, compresi i disaggi di emissione e i premi di rimborso; gli oneri sostenuti dal prestatario nelle operazioni di prestito titoli, se la causa di detti ultimi contratti riveste una natura finanziaria.

Con riferimento ai contratti finanziari derivati, sono inclusi espressamente nell’ambito oggettivo della disciplina i contratti con finalità di copertura del rischio legato alle oscillazioni del tasso d’interesse. Sono esclusi, invece, gli interessi relativi ad operazioni di pronti contro termine aventi funzione di raccolta.

Gli interessi passivi impliciti derivanti da operazioni di natura commerciale, e quelli iscritti in bilancio derivanti da rapporti non aventi causa finanziaria, sono esclusi dalla disciplina dell’art. 96 del TUIR, e quindi integralmente deducibili se inerenti. Di contro, gli interessi attivi derivanti dai medesimi rapporti, sia quelli impliciti sia quelli esplicitati in bilancio, sono inclusi nella disciplina.

Nel calcolo degli interessi passivi da sottoporre al test del ROL, possono essere conteggiati in diminuzione gli interessi attivi virtuali per ritardati pagamenti delle pubbliche amministrazioni, calcolati al tasso ufficiale di riferimento aumentato di un punto. Per individuare i soggetti pubblici interessati si prende come riferimento la nozione di PA dell’art.1 del DLgs n. 165/2001.

Con riferimento alla disciplina degli interessi per il comparto immobiliare, la circolare distingue tra:

a)      immobili merce: gli interessi passivi per la costruzione e/o ristrutturazione sono capitalizzabili, e quindi esclusi dai limiti di deduzione dell’art. 96 del TUIR, mentre quelli sostenuti per l’acquisizione, non sono capitalizzabili e sono pertanto soggetti ai limiti di deduzione dell’art. 96 del TUIR;

b)      Immobili strumentali: gli interessi passivi di finanziamento, direttamente connessi all’acquisto o alla costruzione del bene, sono capitalizzabili e quindi esclusi dai limiti di deduzione dell’art. 96 del TUIR;

c)      Immobili patrimonio: gli interessi passivi di finanziamento sono sempre soggetti ai limiti di deduzione dell’art. 96 del TUIR, salvo siano riferibili finanziamenti garantiti da ipoteca su immobili destinati alla locazione. In tale ipotesi, sono integralmente deducibili ai sensi dell’art. 1, comma 36 della Finanziaria 2008.           Gli interessi passivi di funzionamento (es. mutuo per manutenzione) sono integralmente indeducibili ai sensi dell’art. 90, comma 2 del TUIR.

Le società incluse in un consolidato fiscale hanno la facoltà di conferire al consolidato il ROL inutilizzato per la deduzione dei propri interessi passivi. Nel caso tale facoltà non sia esercita, il ROL inutilizzato è riportabile in avanti solo dalla singola società. Le eccedenze di ROL inutilizzate dalle consolidate residenti devono essere utilizzate con precedenza rispetto a quelle delle controllate estere (non riportabili in avanti).

In caso di fusione o scissione, l’eccedenza di interessi passivi indeducibili può essere riportata in avanti dal soggetto risultante dall’operazione straordinaria solo ove siano rispettate le condizioni previste per il riporto delle perdite fiscali, ai sensi dell’art. 172, comma 7 del TUIR.

Il limite del patrimonio netto si applica alla somma delle perdite fiscali pregresse ed interessi passivi indeducibili. In caso di patrimonio insufficiente, il contribuente ha libertà di scelta di quali elementi riportare, tra perdite fiscali ed interessi indeducibili.

L’Agenzia ha chiarito, infine, che il nuovo pro rata di deducibilità previsto per i soggetti IRPEF, di cui all’art. 61 del TUIR, si applica all’ammontare degli interessi passivi già ridotto preliminarmente dagli interessi non “inerenti” all’attività d’impresa, integralmente indeducibili.

 


2.      Scissione parziale di società - Cessione di quote (Ris. 97/E)

Un’operazione di scissione parziale proporzionale di una Snc, seguita dalla successiva cessione da parte dei soci di tutte le quote detenute nel capitale della società scissa e/o beneficiaria, è da considerarsi elusiva ai sensi dell’art. 37-bis del DPR n. 600/1973. L’Agenzia delle Entrate ha ritenuto che l’operazione realizzerebbe un indebito risparmio di imposta, evitando la tassazione della plusvalenza derivante dalla cessione di azienda o ramo d’azienda. La scelta di godere della neutralità fiscale, raggiunta mediante la scissione, viene considerata priva di valide ragioni economiche.

 

3.      Regime sostitutivo per la fusione inversa (Ris. 111/E)

Nella fusione inversa, la società controllata-incorporante può riallineare i maggiori valori iscritti sui propri beni, usufruendo del regime di imposizione sostitutiva di cui all’art. 172, comma 10-bis del TUIR. Tale interpretazione modifica il parere fornito nella risoluzione n. 46/E del 24 febbraio scorso (commentata nella circolare FFW n. 19175), nella quale si riteneva che il riallineamento fosse possibile solo sui beni “ricevuti” dalla controllante-incorporata.

L’Agenzia, sulla base anche dell’analisi del documento contabile OIC n. 4 “fusione e scissione” e facendo riferimento alla sostanza economica dell’operazione e non alla forma giuridica, ha corretto il suo parere ritenendo che gli effetti economici della fusione inversa, in termini di valore del complesso aziendale unificato, siano i medesimi di quelli della fusione diretta.

 

4.      Consolidato fiscale nazionale - Fusione di società (Ris. 101/E)

L’Agenzia delle entrate fornisce importanti chiarimenti sulla continuazione del regime di tassazione di gruppo, ai sensi dell’art. 124, comma 5 del TUIR, nelle ipotesi di operazioni straordinarie che interessano le società consolidate.

Nell’ipotesi di fusione per incorporazione di una società consolidante in una società terza, quest’ultima potrà continuare il consolidato con le altre società del gruppo appartenenti al consolidato della incorporata. Nell’ipotesi in cui gli effetti della fusione non siano retrodatati all’inizio del periodo d’imposta, tale operazione straordinaria comporterà l’uscita della capogruppo incorporata dal regime di consolidato, per la frazione d’esercizio ante-fusione.

Le perdite fiscali relative a tale frazione potranno essere utilizzate solo dall’incorporante, e non potranno rientrare nel regime di consolidato che la stessa continuerà ad applicare con le altre società controllate dall’incorporata.

 

5.      Enti non commerciali - Fusione per incorporazione (Ris. 102/E)

Nell’ipotesi di fusione per incorporazione di una società di capitali in una fondazione, solo i beni dell’incorporata che confluiscono nell’attività d’impresa dell’ente non commerciale beneficiano del regime di neutralità fiscale di cui all’art. 172, comma 1 del TUIR.

Diversamente, i beni che non sono imputati a tale attività si considerano realizzati al valore normale, generando plusvalenze imponibili a causa della destinazione a finalità estranee all’esercizio d’impresa. Con l’operazione si realizza una trasformazione eterogenea, con conseguente esclusione della possibilità di retrodatare gli effetti fiscali della fusione.

 

6.      Bonus ricerca e sviluppo (Circ. 17/E)

L’Agenzia ha fornito importanti chiarimenti sulle novità introdotte con l’art. 29 del DL n. 185/2008 alla disciplina del credito di imposta per le attività di ricerca e sviluppo.

Tra le principali indicazioni fornite si segnala l’esclusione dalla procedura di monitoraggio dei crediti di imposta per la ricerca maturati per gli esercizi 2007 e 2008, ed utilizzati entro il 31 dicembre 2008.

In merito ai dubbi relativi alla “data certa” di avvio dell’attività di ricerca prima del 29 novembre, l’Agenzia rinvia alla comune disciplina civilistica (es. atti pubblici, autenticati da notaio, registrati o prodotti a norma di legge presso un ufficio pubblico, soggetti a timbro postale, ecc..).

In alternativa alle predette modalità, la prova dell’avvio delle attività di ricerca realizzate “internamente” dall’impresa potrà essere data attraverso documenti o scritture redatti o formati tramite procedure gestionali interne che garantiscono l’immodificabilità dei dati successivamente all’immissione. Per le attività di ricerca effettuate da terzi, la prova dell’avvio può essere data anche attraverso qualsiasi elemento materiale certo (es. registrazione del contratto di appalto), mentre per i beni acquistati la data di avvio si desume dalla data di conclusione del contratto.

I committenti esteri possono beneficiare dell’agevolazione per le attività di ricerca svolte nel 2007, presentando una dichiarazione integrativa, ma il credito ivi esposto sarà soggetto al monitoraggio e potrà essere utilizzato solo dopo aver ricevuto il nulla osta dell’Agenzia.

Con riferimento ad imprese interessate da operazioni straordinarie (es. fusione), la società risultante dalla stessa sarà tenuta a adempiere la procedura di monitoraggio per il soggetto estinto, presentando un autonomo formulario. In tale ipotesi il limite dei costi agevolabili (50 milioni euro per ciascun periodo d’imposta) rileva per singolo partecipante all’operazione.

Si segnala, inoltre, che il Ministero dello Sviluppo Economico ha precisato, con circolare del 17 aprile, che sono agevolabili anche i costi sostenuti per svolgere le attività dirette alla realizzazione del contenuto innovativo di un campionario o delle collezioni e per la realizzazione dei prototipi. In un successivo tavolo tecnico con Confindustria e le Associazioni settoriali interessate, il Ministero ha indicato che i chiarimenti forniti nella circolare citata sono applicabili a tutte le imprese operanti nel settore moda, e non solo a quelle del tessile e dell’abbigliamento.

Infine, si ricorda che il termine per la prenotazione del credito (cd. click day) è stato rinviato dal 22 aprile al 6 maggio 2009, facendo seguito alle segnalazioni di Confindustria sulle difficoltà operative delle imprese a tenere conto dei chiarimenti da ultimo emanati dal Ministero dello sviluppo economico, nonché per le evidenti difficoltà delle imprese ubicate nei territori colpiti dal sisma del 6 aprile.

 

7.      Bonus investimenti - Consorzio con attività esterna (Ris. 118/E)

La possibilità di beneficiare del credito d’imposta per investimenti in aree svantaggiate, istituito dalla Legge finanziaria 2007 e modificato dalla finanziaria 2008 non viene meno qualora il soggetto beneficiario, dopo aver ottenuto il nulla osta previsto, decide di trasformarsi da società di capitali in consorzio a rilevanza esterna.

Secondo l’Agenzia simili operazioni comportano il trasferimento delle “posizioni giuridiche soggettive”, tra le quali rientra anche la titolarità del progetto d’investimento (e tutti i rapporti che da esso derivano) in corso di realizzazione alla data dell’operazione straordinaria.

 

8.      Bonus investimenti - Credito d’imposta (Ris. 88/E)

Secondo l’Agenzia delle Entrate, il momento nel quale devono essere verificate le condizioni per qualificare una impresa come PMI, al fine di godere del credito d’imposta per investimenti in aree svantaggiate, istituito dall’art. 8 della l. n. 388/2000, è quello in cui gli investimenti agevolati sono realizzati.

In particolare, qualora gli investimenti vengano realizzati nel corso di più esercizi, occorre verificare se il requisito di PMI sussiste alla data in cui, sulla base delle regole di competenza previste dall’art. 109 del TUIR, si considerano effettuate le singole operazioni di investimento.

 

SOSTITUTI D’IMPOSTA

9.      Lavoratore residente all’estero - Assegnazione gratuita di azioni (Ris. 92/E)

Il reddito derivante dall’assegnazione a titolo gratuito di azioni ad un dipendente è assoggettato a tassazione in Italia, ai sensi dell’art. 23 del DPR n. 600/1973, nell’ipotesi in cui, nel periodo d’imposta di attribuzione delle azioni, il beneficiario sia residente fiscalmente in Italia.

In base al principio di cassa, non assume rilevanza che il reddito tassato sia riferibile anche a prestazioni lavorative svolte in anni in cui il dipendente risultava residente fiscalmente all’estero.

Nell’ipotesi in cui il Paese estero abbia assoggettato a tassazione la parte di valore delle azioni riferibile all’attività lavorativa ivi svolta, il dipendente ha diritto al credito d’imposta.

 

10. Danno all'immagine - Indennità risarcitoria (Ris. 106/E)

Le somme percepite da collaboratori in occasione della risoluzione di rapporti di lavoro a titolo di risarcimento di danni all’immagine o per perdita di opportunità professionali  non sono imponibili fiscalmente, a condizione che sia data prova concreta dell’esistenza e dell’ammontare del danno stesso.

L’Agenzia, richiamando la giurisprudenza della Cassazione in materia, chiarisce che le somme erogate in forza di tali accordi transattivi, al di là della volontà adottata fra le parti, devono presuntivamente essere qualificate come redditi sostitutivi di mancati guadagni (lucro cessante), quindi soggetti a tassazione ai sensi dell’art. 6, comma 2 del TUIR.

Spetta al beneficiario l’onere di provare che trattasi, invece, di indennità risarcitorie del danno emergente (es. perdita di immagine subita per effetto della cessazione dalla carica), e quindi escluse da tassazione. 

 

IRAP

11. Attestazione dei costi di ricerca e sviluppo per società quotate (Ris. 104/E)

L’attestazione dei costi sostenuti per il personale addetto alla ricerca e sviluppo per le società quotate, ai sensi dell’art. 11, comma 1, lett. a), n. 5) del D.Lgs. n. 446/1997 (c.d. Decreto IRAP), deve essere rilasciata dal presidente della società di revisione ovvero dal soggetto che ne ha la rappresentanza, in qualità di organo deputato allo svolgimento della funzione di controllo di tipo contabile/gestionale. Il chiarimento supera la formulazione letterale della norma e, coerentemente con l’evoluzione della disciplina del controllo contabile, libera il presidente del collegio sindacale dall’obbligo di rilascio dell’attestazione nei casi di società che abbiano delegato il controllo al revisore.

 

12. Parziale deducibilità forfetaria (Circ. 16/E)

La circolare n. 16/E del 14 aprile fornisce importanti chiarimenti sulla deducibilità forfetaria dell’IRAP versata (10%), ai fini delle imposte sui redditi, ai sensi dell’art. 6, comma 1, del DL 185/2008 (convertito in legge n. 2/2009)

Possono beneficiarne i soggetti, IRES e IRPEF, che determinano la base imponibile IRAP con le modalità di cui agli articoli 5, 5-bis, 6, 7 e 8 del decreto IRAP (società di capitali ed enti commerciali, società di persone ed imprese individuali, banche ed altri enti finanziari, imprese di assicurazione, persone fisiche, società semplici e quelle equiparate esercenti arti e professioni).

La deduzione spetta anche ad altri soggetti che determinano la base imponibile IRAP secondo le norme suddette, con riferimento alla sola attività commerciale eventualmente esercitata (es. enti privati non commerciali, imprenditori agricoli e pubbliche amministrazioni).

La deduzione forfetaria si applica a condizione che nella formazione della base imponibile IRAP concorrano spese per lavoro dipendente e/o interessi passivi, prescindendo dal loro ammontare.

L’ammontare dell’IRAP versata è determinata dalla somma tra il saldo versato del periodo precedente, e l’acconto relativo a quello in corso, nei limiti dell’imposta “di competenza” effettivamente dovuta per tale periodo. Si devono considerare nel calcolo anche i versamenti IRAP nel periodo d’imposta effettuati a titolo di ravvedimento operoso, ovvero di iscrizione a ruolo di imposte dovute per effetto di riliquidazione o attività di accertamento.

Con riferimento alle istanze di rimborso relative ai periodi precedenti, l’Agenzia riconosce il diritto a coloro che hanno già presentato tali istanze, relativamente alla quota di maggiori imposte dirette pagate a causa della mancata deduzione forfetaria dell’IRAP, anche se la richiesta nell’istanza non era specificatamene riferita al costo del lavoro e agli interessi passivi. Potranno essere presentate nuove richieste di rimborso relativamente ai versamenti delle imposte dirette effettuati negli anni precedenti, per i quali non siano scaduti i termini di decadenza (48 mesi dalla data di versamento, ai sensi dell’art. 38 del DPR n. 602/1973).  I termini non scaduti al 29 novembre 2008 sono sospesi fino al 60mo giorno successivo a quello di avvio della procedura di rimborso.

Per i versamenti in acconto, il termine di decadenza è individuato con riferimento al momento di versamento del saldo. Ciò comporta che il primo periodo di imposta a partire dal quale si può chiedere il rimborso è l’esercizio 2004, il cui saldo doveva essere versato nel giugno 2005.

Più complessa la procedura per le richieste di rimborso in caso di società di persone o trasparenti, per le quali è necessaria una doppia istanza di rimborso, da parte della società e da parte del socio.

 

IVA

13. IVA per cassa (Dm 26/3/09 e Circ. 20/E)

E’ stato pubblicato nella G.U. n. 96 del 27 aprile il Decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze che individua i contribuenti che potranno beneficiare della possibilità di differire il momento di esigibilità dell’imposta all’atto del pagamento del corrispettivo, secondo quanto disposto dall’art. 7 del DL n. 185/2008. A seguito della pubblicazione del decreto, il nuovo regime dell’IVA per cassa risulta utilizzabile dai contribuenti interessati.

Il decreto, confermando le prime indicazioni contenute nella relazione illustrativa del decreto anti-crisi, prevede che beneficiari dell’opzione per l’esigibilità differita siano soggetti passivi Iva che nell’anno solare precedente abbiano realizzato (o presumano di realizzare nel corso dell’anno, qualora inizino l’attività) un volume d’affari non superiore a 200 mila euro.

La circolare n. 20/E del 30 aprile fornisce indicazione circa le modalità di applicazione del regime in commento.

 

VARIE

           14. Transazione fiscale: chiarimenti (Circ. 14/E)

L’art. 32, comma 5 del decreto anti-crisi (DL n. 185/2008, convertito in l. n. 2/2009) ha apportato modifiche all’art. 182-ter della legge fallimentare, relativo all’applicabilità della transazione fiscale al concordato preventivo e agli accordi di ristrutturazione dei debiti.

Una delle principali modifiche concerne la possibilità, nel caso di transazione fiscale, di poter disporre della dilazione del pagamento dell’IVA. In precedenza l’IVA, in quanto risorsa propria dell’Unione Europea, non poteva formare oggetto di transazione. Per effetto di questa modifica:

§         la proposta di transazione fiscale può prevedere il pagamento dilazionato dell’IVA;

§         non è ammessa la falcidia del credito tributario relativo all’IVA;

§         limitatamente agli accessori all’IVA, il debitore può proporre il pagamento parziale o anche dilazionato del relativo credito.

 

15. Indirizzi per le attività di prevenzione e contrasto dell’evasione (Circ. 13/E)

L’Agenzia delle Entrate ha emanato gli indirizzi operativi per lo sviluppo delle attività di prevenzione e di contrasto all’evasione fiscale. L’attività di controllo dell’Agenzia sarà basata su una preventiva valutazione del rischio di evasione e/o elusione fiscale, riferita a macro-tipologie di contribuenti con metodologie differenziate, tenendo conto delle peculiarità locali.

Le priorità dell’azione dell’Agenzia per il triennio 2009-2011 sono le seguenti:

§         rafforzamento dell’azione di contrasto ai fenomeni aventi connotazione fraudolenta;

§         c.d. “tutoraggio” delle grandissime imprese da parte delle Direzioni regionali;

§         presidio di tutti i grandi contribuenti – imprese e professionisti (con volume d’affari IVA, ricavi o compensi non inferiore a 100 milioni di euro) da parte delle Direzioni regionali;

§         presidio delle imprese di medie dimensioni (con volume d’affari IVA, ricavi o compensi da 5.164.569 a <100 milioni di euro);

§         presidio delle altre imprese di minori dimensioni (con volume d’affari IVA, ricavi o compensi fino a 5.164.568 di euro) e dei lavoratori autonomi;

§         accertamento sintetico del reddito complessivo delle persone fisiche in base agli elementi di capacità contributiva;

§         presidio dei soggetti che usufruiscono di regimi fiscali agevolativi;

§         contrasto al fenomeno delle indebite compensazioni.

 

16. Contribuenti sottoposti c.d. tutoraggio (Provvedimento 6 aprile 2009)

In applicazione delle disposizioni recate dall’art. 27, commi da 9 a 14 del decreto anticrisi, con Provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 6 aprile sono stati indicati i criteri per la determinazione del volume d’affari dei contribuenti di più grandi dimensioni, che saranno assoggettati al c.d. tutoraggio.

La determinazione della soglia di volume d’affari, ricavi o compensi non inferiore a 100 milioni di euro, necessaria per l’applicabilità delle disposizioni introdotte dal decreto anti-crisi, è effettuata assumendo, quale parametro di riferimento, il valore più elevato tra i seguenti dati indicati nelle dichiarazioni fiscali relative a ciascun periodo d’imposta:

§         ricavi di cui all’articolo 85, comma 1, lettere a) e b) del TUIR;

§         ammontare lordo complessivo dei compensi derivanti dall’esercizio di arti e professioni di cui all’art. 53, comma 1, del TUIR;

§         volume d’affari ai sensi dell’articolo 20 del DPR n. 633/1972.

 

17. Elusione fiscale (Cassazione n. 8487 del 2009)

La Corte di Cassazione è intervenuta nuovamente sulla questione dell’elusione e dell’abuso di diritto, confermando che, in tema di tributi non armonizzati, l’abuso di diritto trova fondamento nei principi di capacità contributiva e di progressività dell’imposizione. La Suprema Corte, inoltre, afferma che l’abuso di diritto non contrasta con il principio di riserva di legge, poiché non si traduce nell’imposizione di nuovi obblighi patrimoniali non derivanti dalla legge, ma nel disconoscimento degli effetti abusivi di negozi posti in essere al solo scopo di eludere l’applicazione di norme fiscali.

La norma antielusiva prevista dall’art. 37-bis del DPR n. 600/1973 non ha come finalità quella di penalizzare il contribuente che non ha commesso nessuna violazione, bensì quella di garantire l’uguaglianza di trattamento fiscale. Tale norma, secondo i giudici, tende soltanto a riportare sotto il regime della disciplina fiscale comune una operazione che a tale regime è stata sottratta senza ragione.

 

18. Archiviazione informatica di documenti (Dm 6/3/09)

Con il Dm del 6 marzo 2009, pubblicano nella G.U. n. 80 del 6 aprile scorso, è stato modificato il termine di comunicazione alle Agenzie fiscali dell’impronta dell’archivio informatico relativo ai documenti di carattere fiscale. Il testo originario dell’art. 5 del Dm del 23 gennaio 2004 prevedeva l’obbligo di trasmissione alle Agenzie fiscali competenti dell’impronta relativa ai documenti informatici rilevanti a fini tributari, assieme alla relativa sottoscrizione ed alla marca temporale, entro il mese successivo al termine di presentazione delle dichiarazioni relative alle imposte sui redditi, all’imposta regionale sulle attività produttive e all’imposta sul valore aggiunto. Il decreto in commento posticipa il momento entro il quale tale obbligo deve essere assolto al quarto mese successivo al termine di presentazione delle dichiarazioni fiscali.

 

19. Direttiva su interessi e canoni (COM (2009) 179 def.)

La Commissione Europea ha presentato una relazione al Consiglio sul funzionamento della direttiva 2003/49/CE del Consiglio sul regime fiscale applicabile ai pagamenti di interessi e di canoni fra società consociate di Stati membri diversi (c.d. direttiva su interessi e canoni).

La relazione indica che l’attuazione della direttiva è soddisfacente, ma che è opportuna una maggiore uniformità di interpretazione e maggiore certezza giuridica (ad esempio, nel recepimento di concetti quali il “beneficiario effettivo). Inoltre, la relazione suggerisce un ampliamento dell'ambito di applicazione della direttiva e altri miglioramenti all’attuale disciplina.

 

20. Comunicazione della Commissione sulla buona governance fiscale (COM (2009) 201 def.)

La Commissione Europea ha adottato una comunicazione volta ad individuare le azioni che i Paesi UE dovrebbero intraprendere per una buona governance in materia fiscale (trasparenza, scambio di informazioni, concorrenza fiscale leale). La comunicazione esamina:

§         le modalità per migliorare la governance nell’UE;

§         gli strumenti specifici di cui dispongono la Comunità europea e gli Stati membri;

§         la necessità di un’azione coordinata degli Stati UE per sostenere, ottimizzare e completare le iniziative internazionali adottate in altre sedi, quali l’OCSE e l’ONU.

 

21. OCSE e  paradisi fiscali

A seguito dell’incontro del G20 tenutosi lo scorso 2 aprile, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha pubblicato un documento relativo al livello di applicazione dello standard internazionale OCSE sullo scambio di informazioni ai fini fiscali nei vari Paesi, indicando:

§         le giurisdizioni che hanno implementato lo standard internazionale attraverso accordi bilaterali sullo scambio di informazioni con almeno 12 dei 30 Paesi Ocse;

§         le giurisdizioni che ancora non adottano lo standard internazionale, ma si sono impegnati ad implementarlo (la cosiddetta lista “grigia”, divisa tra paradisi fiscali e altri centri finanziari, tra cui Austria, Belgio, Lussemburgo e Svizzera);

§         le giurisdizioni che non si sono impegnate per implementare gli standard internazionali (la cosiddetta “lista “nera”).

Nei giorni immediatamente successivi i quattro Paesi della lista “nera” (Uruguay, Costarica, Filippine e Malaysia) hanno preso l’impegno formale di garantire lo scambio di informazioni sulla base dello standard internazionale Ocse. Inoltre, molti dei Paesi della lista “grigia” hanno annunciato la conclusione di accordi bilaterali che dovrebbero permettere loro di passare dalla lista “grigia” al quella “bianca”.

 

22. Taxation Papers della Commissione Europea

Sono stati pubblicati ad aprile tre nuovi “Taxation Papers” della Commissione Europea. Il primo è dedicato al tema della tassazione internazionale e delle decisioni di localizzazione delle imprese multinazionali. Lo studio mostra come interagisce il sistema di tassazione nella “parent country” e nella “host country” e come il primo – nonostante la possibilità di differire la tassazione fino al rientro degli utili – sia strumentale nel definire la struttura delle imprese multinazionali.

Il secondo studio esamina le principali distorsioni economiche, nazionali ed internazionali, create dalla tassazione dei redditi d’impresa: dalle distorsioni causate dalle scelte di allocazione del reddito tra capitale e lavoro, o di allocazione dei profitti tra giurisdizioni diverse, agli effetti della tassazione sulla localizzazione delle imprese e sugli investimenti diretti esteri. Il terzo studio offre un’analisi delle aliquote di tassazione effettiva sui redditi d’impresa nell’UE allargata.

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