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Incentivi fiscali alle operazioni di aggregazione aziendale c.d. "Bonus Aggregazioni"

05/06/2009

La circolare illustra la disciplina agevolativa prevista dal D.L. n. 5 del 2009 per favorire le aggregazioni aziendali.

Premessa

L’art. 5 del D.L. 10 febbraio 2009, n. 5, convertito nella legge 9 aprile 2009, n. 33[1] (decreto incentivi) introduce un’agevolazione fiscale temporanea per le aggregazioni aziendali, diretta a favorire la crescita dimensionale delle imprese.

Come viene detto nella relazione di accompagnamento al decreto legge, la misura si “propone di stimolare la realizzazione delle operazioni di aggregazione aziendale al fini di incentivare le imprese ad incrementare le loro dimensioni per affrontare in modo più agevole l’attuale periodo di recessione e risultare più competitive anche in un contesto di mercato più ampio di quello nazionale”.

L’intervento ripropone la misura prevista dalla legge finanziaria per il 2007 e scaduta nel 2008 migliorandone però alcuni aspetti che avevano reso poco fruibile la precedente agevolazione.

La misura si sostanzia nel riconoscimento gratuito del maggior valore attribuito ai beni strumentali materiali e immateriali che emergono in sede di fusione o scissione o conferimento di azienda, in deroga al principio di neutralità fiscale che disciplina il regime  fiscale di tali operazioni[2].

La misura ha carattere temporaneo e si applica solo per le operazioni effettuate nel corso del 2009.

Ambito soggettivo

Possono fruire dell’agevolazione solo le società di capitali residenti, indipendentemente dalla dimensione, che risultano dalle operazioni di fusione o scissione, ovvero, in caso di conferimento di azienda, il beneficiario del conferimento qualora sia una società di capitale residente.

Nel silenzio della norma, non rileva la forma giuridica, ne’ la dimensione, ne’ la residenza dei soggetti che pongono in essere l’operazione potendo partecipare all’operazione sia soggetti con forma societaria diversa dalla società di capitale (società di persone o enti non commerciali) sia soggetti non residenti sia, infine, imprese individuali.

A tale riguardo va segnalato, infatti,  che nella versione finale della norma è stato eliminato il richiamo alle piccole e medie imprese, come definite dalla normativa comunitaria[3], che risultava inserito nella prima versione della disposizione e a cui fa riferimento anche a relazione di accompagnamento.

Pertanto, con riguardo all’ambito soggettivo, si ritengono confermate le precisazioni fornite dall’amministrazione finanziaria nella circolare n. 16/E del 21 marzo 2007.

Requisiti di accesso  

Per poter fruire dell’agevolazione, il comma 3, dell’art. 4 del decreto prevede che le imprese che partecipano all’operazione:

siano operative da almeno due anni;
non facciano parte dello stesso gruppo societario;
non siano legati da precedenti vincoli partecipativi superiori al 20% del capitale;
non siano controllati, anche indirettamente, dallo stesso soggetto ai sensi dell’art. 2359, comma 1, n. 1, c.c[4].

Va sottolineato come la nuova agevolazione non richieda più la preventiva presentazione dell’istanza di interpello all’amministrazione finanziaria che, invece, condizionava la concessione del bonus 2007-2008. La mancata riproposizione di tale onere amministrativo rappresenta un netto miglioramento, poiché l’obbligo della preventiva istanza aveva reso eccessivamente macchinoso l’accesso alla precedente misura.   

La nuova agevolazione è favorevolmente rinnovata anche sotto il profilo dei legami partecipativi. Il bonus 2007-2008 non poteva, infatti, essere richiesta qualora i soggetti partecipanti all’operazione fossero legati, o fossero stati legati nel biennio precedente, da qualsiasi rapporto di partecipazione anche minimo o temporaneo.


Operatività da almeno due anni

La nuova disciplina conferma, tra i presupposti di accesso alla agevolazione, che le imprese che partecipano all’operazione di aggregazione aziendale devono essere operative da almeno due anni.

A tal proposito si rammenta che l’Agenzia delle entrate nella circolare n. 16 del 2007 precisò che l’operatività va intesa in senso sostanziale non essendo sufficiente, ai fini della sussistenza del presupposto, la formale costituzione dell’impresa da almeno un biennio.

Risultano, pertanto, escluse dall’agevolazione le imprese:

costituite da meno di due anni;
le imprese che nel biennio precedente non abbiano esercitato una effettiva attività di impresa[5].

L’agevolazione, invece, risulta riconosciuta nei casi in cui si effettuino due o più conferimenti/scissioni d’azienda da parte di società (operative da almeno due anni) a favore di società neocostituita[6] .


Legami partecipativi

Le modifiche ai requisiti di indipendenza rappresentano senza dubbio la novità più rilevante e migliorativa della nuova misura.

La nuova disciplina consente la fruizione dell’agevolazione anche nei casi in cui i soggetti siano legati tra loro da un rapporto di partecipazione purché non superiore al 20%.

La precedente agevolazione non poteva, invece, essere fruita dalle imprese che erano legate da qualsiasi rapporto di partecipazione o avevano detenuto, nel biennio precedente, partecipazioni nelle altre società coinvolte nell’operazione anche se minoritarie o per brevi periodi.

La modifica risulta favorevole, poiché circoscrive la principale causa di impedimento alla fruizione dell’agevolazione precedente[7].

Viene inoltre circoscritto il divieto del controllo, in quanto la nuova disposizione fa riferimento al solo controllo, anche indiretto, di cui all’art. 2359, comma 1, n. 1, del codice civile , c.d. controllo di diritto esercitato tramite la maggioranza dei voti in assemblea ordinaria. La precedente disciplina, invece, non recava alcuna distinzione, con la conseguenza che risultava ostativo anche l’esercizio di una influenza dominante ai sensi dell’art. 2359, n. 3, c.c.

Va, infine, sottolineato, che il comma 3 dell’art. 4 del decreto continui a far riferimento anche alla non appartenenza al medesimo gruppo societario. A tale riguardo, non è ben chiaro il coordinamento tra tale requisito ed il divieto di controllo prima illustrato, tenuto conto, tra l’altro, che l’Agenzia delle entrate nella circolare esplicativa della precedente misura aveva precisato che la causa ostativa risultava sussistere anche in presenza di vincoli meramente contrattuali ai sensi del comma 1, n. 3), dell’art. 2359, c.c. citato.

Da ultimo, il comma 4, dell’art. 4, del decreto ripropone la condizione di sussistenza dei requisiti nel biennio precedente già prevista dal comma 245 dell’art. 1 della legge finanziaria per il 2007. Ne deriva che il beneficio potrà essere fruito solo nel caso in cui i requisiti soggettivi e oggettivi richiesti sussistano nel momento in cui viene posta l’operazione e, ininterrottamente, nei due anni precedenti.


Natura del beneficio
 
L’agevolazione, come accennato, consiste nel dare riconoscimento, ai fini fiscali, al valore attribuito ai beni strumentali materiali e immateriali per effetto dell’imputazione in bilancio del disavanzo da concambio[8], nelle ipotesi di fusione o scissione, ovvero dei maggior valori emergenti in caso di conferimento d’azienda, nei limiti di 5 milioni di euro.

Il bonus si traduce - per il soggetto risultante dalla fusione o il beneficiario della scissione o il conferitario - nel diritto alla deduzione fiscale di maggiori ammortamenti calcolati sui valori dei beni “rivalutati” e si rifletterà nella quantificazione della plusvalenza/minusvalenza in sede di realizzo del bene.

Come accennato, poiché possono fruire del bonus anche società precedentemente legate da rapporti di partecipazione, è possibile che dalla operazione di aggregazione (fusione o scissione) emerga un disavanzo di annullamento[9]; tuttavia, il beneficio resta comunque circoscritto all’imputazione del disavanzo da concambio, escludendo la possibilità di ottenere il riconoscimento fiscale dei maggior valori iscritti per effetto dell’imputazione del disavanzo da annullamento. Non si può non sottolineare che tale limite attenua la portata della misura.

Infine, per i soggetti che adottano i principi contabili internazionali, anche se il disavanzo da concambio non ha evidenza contabile, “sono comunque riconosciuti fiscalmente i maggior valore dei beni iscritti in bilancio per effetto della intervenuta acquisizione aziendale”[10].


Operazioni agevolate 

Il bonus aggregazioni opera solo con riguardo alle operazioni di fusione, scissione e conferimento di azienda (o ramo aziendale) effettuate nell’anno 2009.

Per individuare il momento in cui si considera effettuata l’operazione si dovrà far riferimento alla data in cui la stessa assume efficacia giuridica ai sensi del codice civile.

Più in particolare rileverà, per

  • le fusioni e le scissioni, la data dell’ultima delle iscrizioni dell’atto di fusione o scissione presso il Registro delle Imprese ai sensi, rispettivamente, dell’art. 2504-bis e dell’art. 2506-quater del codice civile[11];
  • i conferimenti di azienda (o ramo aziendale), la data di iscrizione della delibera di aumento del capitale sociale presso il Registro delle Imprese ai sensi dell’art. 2436, del codice civile. 



Beni agevolati

Il comma 1 dell’art. 4 prevede che i beni agevolati possano essere solo i beni strumentali materiali e immateriali.

Rispetto alla previgente agevolazione, non è stato richiamato l’avviamento e, conseguentemente, l’eventuale disavanzo da concambio imputato a tale voce non può beneficiare del riconoscimento gratuito.

Tale previsione rappresenta senza dubbio un limite rispetto alla misura recata dalla Finanziaria 2007; tuttavia, è pur vero che non esiste una regola vincolante di attribuzione del disavanzo potendo lo stesso essere utilizzato per rivalutare i beni nei limiti del loro valore oppure per l’iscrizione dell’avviamento.

Il richiamo ai beni strumentali esclude la possibilità di rivalutare i beni merce o le partecipazioni.

E’, altresì, esclusa la possibilità di dare riconoscimento fiscale ai maggior valori rilevati sui beni dell’incorporante o della società beneficiaria della scissione.

Di converso, l’amministrazione finanziaria ha riconosciuto la possibilità di “imputare il disavanzo dei beni strumentali materiali e immateriali che non risultino esposti precedentemente in bilancio in quanto completamente ammortizzati oppure perché mai iscritti, come ad esempio per il marchio generato internamente.

Il limite massimo di 5 milioni di euro di beneficio fiscale va riferito ai maggior valori complessivamente attribuiti ai beni.


Decorrenza del beneficio

Il riconoscimento gratuito, ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP, dei maggior valori attribuiti ai beni decorre dall’esercizio successivo a quello in cui è stata posta in essere l’operazione. Ne deriva che gli ammortamenti calcolati sul valore dei beni comprensivo della maggiorazione derivante dall’attribuzione del disavanzo da concambio potranno essere dedotti solo a partire dal periodo di imposta 2010.

La disciplina precedente consentiva di dedurre i maggior ammortamenti sin dal periodo di imposta nel corso del quale si poneva l’operazione.

Peraltro, il differimento degli effetti della “rivalutazione” rappresenta una costante delle discipline di affrancamento dei maggior valori rispetto al periodo in cui è posta in essere l’operazione[12].


Decadenza dal beneficio

La nuova disciplina conferma la disposizione antielusiva secondo cui l’impresa risultante dall’aggregazione decade dall’agevolazione se pone in essere ulteriori operazioni straordinarie o cede i beni nei quattro periodi di imposta successivi all’effettuazione dell’aggregazione.

La disposizione mira ad evitare che il beneficio possa essere trasferito in capo a soggetti privi dei requisiti richiesti dalla disciplina per fruire dell’agevolazione.

Resta in ogni caso salva la possibilità di presentare un interpello disapplicativo – ai sensi del comma 8, dell’art. 37-bis del D.P.R. n. 600 del 1973 – qualora l’impresa voglia effettuare ulteriori operazioni straordinarie o cedere i beni rivalutati non per raggirare la disciplina agevolativi ma in attuazione di un disegno economico.

La decadenza comporta la liquidazione ed il versamento dell’IRES e dell’IRAP dovute sul maggior reddito, anche relativo ai periodi di imposta precedenti, determinato senza tener conto dei maggior valori fiscalmente riconosciuti.

Per espressa previsione normativa[13], sulle maggiori imposte non sono dovute sanzioni ed interessi.


Cumulo con altre discipline di affrancamento

Nel sistema tributario attuale si rinvengono numerose discipline di affrancamento o rivalutazione dei beni. Accanto alla disciplina di affrancamento gratuita esaminata, a carattere temporaneo e avente la finalità di dar luogo ad incrementi dimensionali dell’apparato produttivo, si pongono regimi di natura strutturale e permanente che producono una rivalutazione a pagamento degli assets aziendali.

Tali discipline coesistono e possono essere contemporaneamente utilizzate[14]. Schematizzando:

§         sulle immobilizzazioni materiali si potrà fruire del nuovo bonus aggregazioni e, per la parte eccedente i 5 milioni di euro, potrà essere utilizzato il regime di affrancamento previsto dall’art. 176, comma 2-ter, Tuir. Tale regime, lo ricordiamo, prevede il pagamento in tre rate annuali di una imposta sostitutiva progressiva a scaglioni del 12% fino a concorrenza di 5 milioni di euro; 14% sulla parte eccedente e fino a 10 milioni di euro e 16% sulla parte che eccede i 15 milioni di euro;

§         sulle immobilizzazioni immateriali, diverse dall’avviamento, l’impresa risultante dall’aggregazione potrà fruire - con le stesse modalità previste per le immobilizzazioni materiali - della disciplina del bonus aggregazioni e dell’imposta sostitutiva progressiva ovvero, ma solo sui maggior valori attribuiti ai marchi, dell’imposta sostitutiva proporzionale del 16% prevista dall’art. 15, comma 10, del D.L. n. 185 del 2008;

§         sull’avviamento, si potrà utilizzare l’imposta sostitutiva progressiva ovvero, l’imposta sostitutiva proporzionale del 16% prevista dall’art. 15, comma 10, del D.L. n. 185 del 2008;

§         sui beni merce e sulle immobilizzazioni finanziare, l’affrancamento dei maggior valori potrà avvenire solo secondo la disciplina prevista dall’art. 15, comma 11, del D.L. n. 185 del 2008 che consente di riallineare i valori fiscali ai valori attribuiti in bilancio di tali assets mediante tassazione con aliquota ordinaria ed eventuali maggiorazioni dell’IRES e dell’IRAP. Questa misura non assicura risparmi di imposta, giacché la tassazione avviene ad aliquota ordinaria, ma ha la funzione di semplificazione amministrativa, poiché consente di non gestire il doppio binario tra valori civili e valori fiscali non allineati.


Conclusioni

Il nuovo bonus aggregazioni rappresenta una agevolazione importante che incentiva la patrimonializzazione e, soprattutto, la crescita dimensionale delle imprese.

Al pari di altre misure di affrancamento, è l’agevolazione più radicale anche se circoscritta nel suo ambito soggettivo e oggettivo: il soggetto “cedente” non viene assoggettato a tassazione per effetto del trasferimento del complesso aziendale e al contempo il soggetto “acquirente” beneficia di un risparmio di imposta pressoché immediato.

La nuova agevolazione risulta notevolmente migliorata rispetto alla versione del bonus aggregazioni in vigore nei due periodi di imposta trascorsi.

L’ampliamento dei requisiti di accesso e l’eliminazione della preventiva istanza all’amministrazione finanziaria rendono questa nuova misura più snella e, per questo, le imprese saranno maggiormente stimolate a giovarsene.

 

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[1] Pubblicato in G.U. n. 85 dell’11 aprile 2009 – Supplemento Ordinario n. 49.

[2] In via di principio, per effetto di quanto previsto dagli artt. 172,173 e 176, Tuir, i beni delle società fuse o dell’incorporata ovvero della società scissa, transitano presso l’incorporante o la beneficiaria della scissione con lo stesso valore fiscale che avevano presse la società di provenienza. Analogamente avviene per l’azienda conferita. Il costo fiscale dei beni rimane immutato dall’operazione e, pertanto, gli ammortamenti calcolati sui maggior valori iscritti in bilancio non sono fiscalmente deducibili e/o le plusvalenze e minusvalenze emergenti in caso di cessione dei beni andranno sempre calcolate senza tener conto delle rivalutazioni effettuate con l’utilizzo del disavanzo riferibile al con cambio o all’annullamento delle partecipazioni.

 

[3] Cfr. Reg. CE n. 800/2008 della Commissione del 6 agosto 2008: soggetti con meno di 250 dipendenti, fatturato non superiore a 50 milioni di euro e/o il cui totale di bilancio non supera 43 milioni di euro

[4] ai sensi dell’art. 2359, comma 1, n. 1, c.c. “sono considerate società controllate le società in cui un’altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria”.

[5] Merita di essere segnalata la R.M. 28 marzo 2008, n. 115 in cui l’esistenza dell’operatività è stata disconosciuta poiché il conferitario, nel biennio precedente, ha evidenziato perdite di esercizio tali da erodere il patrimonio netto contabile determinando un deficit patrimoniale. La tesi dell’Agenzia delle entrate sembrerebbe equiparare la operatività alla redditività.   

[6] Cfr. C.M. n. 16 del 2007; R.M. 28 marzo 2008, n. 114.

[7] Va inoltre segnalato che l’Agenzia delle entrate aveva, in più occasioni, interpretato con rigore tale requisito escludendo dal beneficio società che avevano detenuto temporaneamente ed occasionalmente partecipazioni minoritarie (R.M. n.32/2008)  o aveva ritenuto sussistere legami partecipativi anche in caso di associazioni in partecipazioni  (R.M. n.114/2008).


[8] Il disavanzo da concambio esprime la differenza positiva tra l’aumento del capitale a servizio dell’operazione ed il patrimonio netto ricevuto. Il capitale sociale viene aumentato sulla base di un rapporto di cambio tra il valore delle azioni in modo che, per i vecchi e nuovi soci, il valore della partecipazione rimanga inalterato.

[9] Il disavanzo da annullamento esprime la differenza positiva tra il costo della partecipazione annullata ed il patrimonio netto ricevuto.

[10] Cfr. C.M. n. 16 del 21 marzo 2007.

[11] In caso di postdatazione dell’efficacia dell’operazione, rileva tale data successiva. Cfr. Artt. 2504-bis e 2506-quater, c.c.

[12] In tal senso dispone l’art. 176, comma 2-ter, Tuir con riguardo all’imposta sostitutiva su conferimenti d’azienda, fusioni e scissioni; l’art. 15, comma 10, D.L. n. 185 del 29 novembre 2008 con riguardo alla deduzione in noni degli ammortamenti di marchi e avviamenti affrancati con l’imposta sostitutiva del 16%; l’art. 15, comma 21, D.L. n. 185 del 29 novembre 2008 per la rivalutazione dei beni immobili.

[13] Cfr. art. 4, comma 7, D.L. n. 5 del 2009.

[14] Con riguardo alla disciplina dell’imposta sostitutiva, introdotta dalla legge finanziaria per il 2008 per i conferimenti di azienda ed estesa alle operazioni di fusione e scissione dagli artt. 172 e 173, Tuir, il comma 47 dell’art. 1, Legge n. 244 del 2007 prevedeva che il decreto di attuazione avrebbe dovuto coordinare il regime dell’imposta sostitutiva con il c.d. bonus aggregazioni. Il D.M. 25 luglio 2008 non contiene alcuna disposizione specifica sul punto, ma la relazione di accompagnamento precisa che i due regimi devo coordinarsi di talché l’impresa che abbia già beneficiato del bonus potrà, sui disallineamenti residui eccedenti i 5 milioni di euro utilizzare l’affrancamento introdotto dalla legge finanziaria 2008. 

 

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